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Avere


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Leggendo vari libri, spesso mi capita di trovarmi dinanzi a teorie che ho già appreso nel buddhismo, in anni passati. Lo psicoterapeuta americano, Wayne W: Dyer in un suo libro scrive:

Il falso sé continuerà a bombardarvi con l’idea che dovete avere di più per raggiungere la pace. Vi spinge a cercare l’affermazione di voi stessi all’esterno, ed è minacciato dalla consapevolezza che potreste trovare la pace dentro di voi. Questa spinta a cercare all’esterno è quello che ho chiamato “affrontare i problemi nel modo sbagliato”.

Per chi conosce un po’ gli insegnamenti diretti del buddhismo, non può fare a meno di notare che queste cose,  Sakyamuni, il Buddha, le ha dette più di 2500 anni fa. Ora non so se il dottor Wayne conosca il buddhismo, ma a prescindere da questo, le sue intuizioni, i suoi studi, lo hanno sicuramente portato a queste conclusioni. In un primo momento possono apparire come semplici riflessioni, ma ad una lettura più attenta si possono trovare delle vere e proprie verità che spesso nascondiamo, perché non sempre siamo in grado di farli diventare parte di noi. E’ difficile accettare che sia così, ma se ci pensiamo bene, è proprio così. Stiamo sempre cercando qualcosa che dopo, ci farà stare bene. A volte sono cose puramente materiali, come può essere un’automobile, un cellulare, no anzi, un ipad, una casa, un vestito, un profumo, un taglio di capelli, a volte invece si tratta di qualcosa di interiore, come ad esempio imporsi di andare in chiesa, imporsi di andare ad un ritiro, perché così poi starò bene, andare in un luogo di culto, o incontrare quel tale maestro perché mi darà sicuramente una benedizione che dopo, mi farà stare bene.

C’è sempre qualcosa da avere o da fare affinché dopo, si stia bene. Il dottor Wayne ha capito perfettamente che non c’è nulla che dopo ci farà stare bene, ma che ci sarà sicuramente ancora qualcosa che ci manca e che dobbiamo conquistare affinché dopo ci possiamo sentire bene. Forse ci mancherà l’affetto di qualcuno, l’amore di un altro, forse ci mancherà semplicemente qualcuno che ci tenga compagnia. Ma mancherà sempre qualcosa, perché abbiamo paura di questa consapevolezza. A chiederlo, nessuno lo ammetterà mai, perché tutti vogliamo essere consapevoli, tutti pensiamo di esserlo, e lo misuriamo in base alla nostra sensibilità nei confronti degli altri, degli animali, della Terra, dell’Acqua o dell’Aria che sono inquinate e così via. Ma la consapevolezza richiesta viene confusa con l’attenzione alle cose. Con il rispetto che dobbiamo al mondo. La Consapevolezza delle nostre azioni, dei nostri pensieri, della nostra intima energia nel mondo interiore, non va indirizzata all’esterno se non prima nasce dentro. Chi ha preso consapevolezza del sé, anche se in minima parte, attraverso le pratiche di meditazione, sa bene che quella consapevolezza non ha bisogno di nulla, tranne che di essere vissuta.

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3 Risposte

  1. Grazie bell’articolo. lo condivido sulla pagina facebook del mio blog 🙂

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