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Cambiare vita, cambiare nome


Una elaboratissima torma buddhista

Una elaboratissima torma buddhista

Tra le tante informazioni che mi vengono dalle mie letture, ve ne sono alcune veramente curiose e per niente assurde, anzi, spesso mi aprono visioni nuove su come sono abituato a guardare alla realtà. Questa breve storia mi è molto piaciuta.

La madre di un maestro tibetano del buddhismo Bon, si era ammalata gravemente. Nessuno riusciva più a curarla, e benché fosse giovane, sembrava destinata a una morte precoce. Tra i Bon sono molto diffuse alcune pratiche di offerta agli ‘esseri invisibili’ che vivono nel nostro mondo. Sono esseri che nella nostra cultura sono chiamati gnomi, nani, spiritelli, oppure anche orchi o esseri ‘cattivi’ che fanno parte della nostra cultura, e spesso, sono confinati nella fantasia, pur non avendo alcuna prova che siano tali o che non lo siano. Oltre a questi esseri, ve ne sono alcuni che fanno parte della schiera dei demoni e degli dei, entità che per loro sono esistenti quanto la stessa aria che respirano.

Quando una persona si ammala gravemente, viene fatta una forma di farina d’orzo e acqua che rappresenta la persona malata. E’ chiamata torma.  Questa effige si pone su un tavolo, e attorno viene posto del cibo di vario genere, vari sapori, un indumento della persona, alcune monete. Tutto questo viene offerto a delle entità che si ritiene abbiano ‘preso’ la salute della persona. L’offerta è il pagamento di un riscatto, che non si paga con monete, ma con cibi energetici di cui queste entità hanno bisogno per vivere. L’effige viene appoggiata sui punti del corpo malato, intanto che si recitano delle preghiere, e si fa in modo che la persona sia attenta a dove si poggia quest’oggetto. Il prana, viaggia con il pensiero, quindi se la persona pensa al punto malato, il prana si dirige in quel punto, aiutando la guarigione. Una volta terminato il rito, si porta fuori l’effige e si butta in una particolare direzione, che è l’opposto astrale del proprio segno zodiacale.

A questo punto, la persona malata, ha dei segnali nei sogni che l’offerta è stata accettata, e la guarigione si manifesta.

Nel caso descritto, l’effige era stata fatta a grandezza naturale della persona, perché altri metodi non avevano dato risultato, così, assieme a tante cose, è stato offerto anche il suo nome.

La persona è guarita, ma avendo offerto anche il suo nome, ha dovuto cambiarlo. Si chiamava Drolma, mentre adesso si chiama Yesche Lhamo.

Nella nostra cultura, un tempo, si usava fare offerte di cibo agli spiriti, lasciando fuori dalla finestra qualche cosa da mangiare. Forse non in tutta Italia, ma dalle mie parti si usava farlo, credenti o non credenti, era un qualcosa che si ‘doveva fare’. Offrire qualcosa era ‘normale’, anche se non ci capiva a chi. Oggi, non riusciamo nemmeno a concepirlo un ‘dare’ in questi termini, e secondo me, è un peccato, perché anche se non vediamo oltre al nostro possibile, l’Universo ha una così vasta varietà di vita, che non possiamo chiuderci nel nostro piccolo mondo e affermare che nulla esiste oltre ciò che vediamo noi.

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10 Risposte

  1. Hai ragione, ci sono tante cose che, solo alcuni fa si ritenevano assurde e impossibili e invece ora le conosciamo……quindi bisogna essere sempre aperti verso altre culture e possibilità.
    Buona giornata! 🙂

  2. Una curiosità che emerge nella conoscenza di altri popoli, è che spesso si attuano gli stessi riti, con poche differenze, senza sapere come mai popoli così lontani tra di loro abbiano le stesse conoscenze.

  3. Anche in umbria dove sono nati i miei genitori rituali simili con candele e cibo sono stati compiuti per mia nonna che per due volte quando era neonata ha rischiato di morire…..è proprio vero che pur essendoci distanza geografica le anime hanno comunque uno stesso anelito e trovano strade simili per contattare “gli spiriti”…siamo tutti connessi……..grazie dell’articolo Giò

  4. Ho sentito parlare di riti simili…un pò ovunque nel mondo. Oggi ritenute assurde a dir la verità…è bello conoscerle.

    buona serata
    .marta

  5. Sí è giusto lasciare un offerta, ma la visione animista bompo che ancora pregna il buddhismo tibetato assieme al tantrismo, è ampiamente superata dalle nostre conoscenze. Rimane peró una lontana eco mitologica che va reinterpretata secondo la nostra attuale  concezione dell’universo. Se si riesce a capire che l’unico spazio che esiste è quello che abbiamo dento di noi, dato che tutto è in realtá indifferenziato e impersonale, si arriva anche a modulare la nostra offera in termini non materiali: oggetti, cibo, fiori, ma  bensí a riconoscere che essi sono solo metafore di una attitudine che va realmente intrapresa e sperimentata nella nostra vita di tutti i giorni, specialmente nella relazione con gli altri e nella nostra appartenenza a un ciclo Cosmico.
    Questo mi sembra un approccio piú congruo, realistico e adatto ai nostri tempi e alla nostra societá. Lasciamo le varie immmagini e proiezioni che noi associamo ad essi come a uno stadio di avvicinimento al buddhismo. E per chi puó, o per chi ne ha compreso veramente la sua essenza, smetter edi giocare con le statuine, i mandala e le iconiche rappresentazioni; e iniziare a vivere invece in modo adulto e responsabile le nostre esistenze, facendoci carico delle conseguenze che esse possono originare. Questo è l’inizio della vera pratica buddhista. Aaccendere incensi e candeline fare offerta di fiori, e disegnare un mandala, è solo una emulazione di un atteggiamento, poco compreso anche da chi lo pratica per professione, ma in realtá esso  diviene esso è solo un vuoto rituale. Se incontri il buddha per strada uccidilio!, Raccolgo la legna, attingo l’acqua! Ecco il buddhismo!

  6. In parte condivido ciò che scrivi, anche perché ho visto personalmente che tutto diventa, molto facilmente, un business o un modo di fare proselitismo. Ma su alcune cose, come il mettere via le immagini, per adesso non sono in grado di farlo, visto che li utilizzo in alcune pratiche. Di certo, nel tempo, ho mollato molte cose che considero parte di ‘tradizioni’ tibetane e che non entrano nelle nostre culture occidentali. Ma spesso, come nel caso di questo testo, trovo molte similitudini su fatti che fanno parte anche del nostro passato. Che poi sia passato del tutto, vivendo in un piccolo centro in centro Sardegna, non ne sono del tutto sicuro. 🙂
    Non sono uno studioso di buddhismo, ma un praticante, cioè ho sempre dedicato più tempo alle pratiche che allo studio vero e proprio e sono un discepolo di un Lama di scuola Karmakagyu, anche se da qualche anno seguo i Bon per vari motivi. Come dici, tra i Bon questo cose sono molto diffuse e c’è un insegnamento, che sicuramente conosci, che è quello sui Cinque Elementi, e quindi di tutta l’iconografia degli Spiriti Elementali che permettono di operare con essi. Non sono in grado di negarne o confermarne la loro funzione, ma ne ho un grande rispetto.
    Ti ringrazio sinceramente per il tuo intervento, mi permette di guardare con nuova prospettiva diverse cose. 🙂

  7. Bello! Grazie

    • Permettimi di raccontarti anche io una storia, ed è la storia di un monaco buddhista che stava andando a trovare il suo maestro in un monastero in alto sulle montagne. La strada per arrivarci era lunga e faticosa, il tempo inclemente e in nostro monaco fece tardi e non riusci ad arrivarci prima che fosse buio. Inoltre inizió anche una tormenta di neve che lo costrinse a trovare rifugio per la notte in un piccolo tempietto lungo la via. Ma la notte era cosi freddo che il nostro monaco decise, per evitare di assiderarsi, di accendere un fuoco, ma l’unico combustibile adatto a questo scopo erano le varie statue di Buddha lí presenti.
      Con solerzia ed efficacia egli preparó un bel faló che lo tenne caldo e in vita sino al mattino quando, i monaci del monastero che non lo avevano visto arrivare la sera prima, giunsero in sua ricerca al tempietto dove trovarono il monaco in pacifica meditazione. Appena ebbero realizzato che egli aveva bruciato le sacre immagini, si indignarono e chiesero al monaco come avesso potuto bruciare i vari Buddha. Al che il monaco semplicemente disse: Se pensate che abbia bruciato dei Buddha, per favore, aiutatemi a trovare le loro sacre reliquie fra le ceneri. Ovviamente i monaci dissero che non potevano esserci reliquie fra quelle cenere poichè erano solo dei resti di un falò di legna.
      Ecco! Disse il monaco, allora possiamo tutti proseguire assieme verso il monastero!

  8. Stupenda! La forma di attaccamento che intendi far notare, non mi è sconosciuta, e comprendo bene il senso. L’utilizzo di forme nelle pratiche tantriche però rimane importante, anche se non so fino a che punto servirmene. Gli insegnamenti sono basate su queste iconografie, e le devo utilizzare, evitando chiaramente l’attaccamento ad esse.

  9. Forse credere in entità invisibili ci aiuta a togliere il pensiero del male dentro di noi per trasferirlo su queste; non so.

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