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La Grande Perfezione


Padmasambhava

Padmasambhava

Nel Buddhismo c’è una Via che chiamata La Grande Perfezione. Su questa Via, spesso, si è fatta qualche confusione, soprattutto perché se ne parla, se ne legge, ma è difficile da comprendere e si lascia spesso fraintendere. La Grande Perfezione è considerata la Via più alta del buddhismo,ma è anche molto diversa da ciò che si può pensare dal buddhismo in generale. In ogni scuola buddhista, ci sono differenze enormi, e si utilizzano tecniche e metodi che occupano anche gli opposti. Difficile comunque capire queste differenze se non si studiano i testi e se non si formano delle basi di conoscenza. Personalmente non sono molto istruito in proposito, ma qualche cosa, forse a causa degli anni che ne leggo, mi è rimasta.

La Grande perfezione è definita in diversi modi, qui ne cito una: Tutti i fenomeni sono una manifestazione delle cinque pure luci elementali e dalle cinque luci tutte le qualità del nirvana si manifestano incessantemente.

Da questo è evidente che siamo impegnati in una falsa lotta con l’esperienza soltanto perché siamo prigionieri di errate visioni. Se tutti i fenomeni hanno questa origine, il non riuscire a percepirne la sua natura come un sogno, ci porta alla sofferenza che sperimentiamo normalmente. Questo perché ci siamo ‘divisi’ da questa origine e siamo noi che abbiamo dato vita a ciò che crediamo solido e esistente. Ogni cosa è diventata ‘esterna’ e quindi apparentemente esistente, perché la natura è manifestazione delle cinque pure luci. Siamo noi che abbiamo creato la dualità, per questo si dice che è necessario superarla.

Svegliarsi da questa durezza, è visto come svegliarsi in un sogno e riconoscerlo come tale. La realtà che viviamo normalmente non è altro che un sogno. Il sapere questo è importante, ma sperimentarlo, è difficile. Attraverso alcune pratiche si porta al risveglio e alla rivelazione della Natura della mente, parte fondamentale nella Grande Perfezione, chiamato in tibetano Dzogchen.

La diffusione di testi che riguardano la Grande Perfezione, però, ha rivelato una nuova preoccupante tendenza, secondo me e soltanto secondo me, portando spesso discussioni in proposito a un assoluto filosofico, alla costruzione di frasi del tipo ‘tutto è ora’, ‘non esiste che il presente’, ‘siamo tutti già illuminati’, ‘basta essere presenti’ e così via. Una forma di assolutismo dialettico che non da comunque alcuna esperienza di ciò che è veramente. La Grande Perfezione è una via sicuramente per pochi, perché è richiesta una costante pratica meditativa e una capacità personale già elevata nella meditazione.

Inoltre, ciò che in altre scuole deve essere ‘abbandonato’ come la rabbia, l’odio, e tutte le altre negatività, in questa via vengono invece utilizzati con particolari tecniche affinché diventino parte del veicolo, e aiutino il praticante a procedere con più celerità.

Allo stesso tempo, come tutti i saggi continuano a ripetere, non è una via migliore o peggiore di altre, è una via che va bene per alcuni e per altri non va bene così come lo Zen, i Theravada, o altre scuole. Si dice che il Buddha abbia lasciato 84.000 insegnamenti diversi, in modo che ognuno di noi trovi quella che fa per sé. E ognuna di esse porta all’Illuminazione.

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16 Risposte

  1. In quanto Buddista …senza appartenenza …in quanto l’appartenenza stessa è in contrapposizione con la consapevolezza della illusorieta della “scuola” in quanto astrazione …..di fatto appartenere ad una scuola buddista …seguire una tecnica ..è di per se una contraddizione …è un paradosso in cui molti cadono …cercano uno strumento …un oggetto ..per libersi dal distacco dagli oggetti ….per questo ho lasciato l’idea di seguire tecniche o scuole o specifiche raccomandazioni metodologiche ..perchè sono esse stesse una distrazione …diventano “oggettive” ovvero un altro da utilizzare per annullare l’illusione dell’esistenza d’un ” altro” …..Dopo studi e riflessioni …dopo aver a lungo meditato sulla semplice funzione pratica dei Sutra …che in fondo sono indicazioni e non affarmazioni ..ma che alla fine ammettono che la via è per pochi …i più ..e sono tanti …..cadono in quello che io chiamo il catto buddismo …che è una versione dell’induismo ..con qualche modifica …in cui si tende a mantenere una idea di se ….oggettivo …si pensi al libro tibetano dei morti che parla di un percorso di qualcosa …che non esiste per definizione …..il buddismo attuale trovo sia purtroppo scivolato in un metodismo di disciplina ….come se per ” capire ” sia necessario un certo sistema …certe tecninche …e questo è il primo fondamentale errore …..si confonde il metodo di camminare ..con la strada per atrivare …..la vera …illuminazione è capire …che non c’è nulla da capire …..

    • a mio avviso questo è il grande pericolo di leggere krishnamurti.. un conto è un maestro che per qualunque motivo sia giunto a quel livello e parli per così dire, dall altra sponda del fiume.. ma per noi..e scusa se ti annovero fra gli esseri ordinari… può essere una conclusione molto pericolosa poichè solo intellettuale. e l aver compreso una cosa solo con l intelletto, non porta realizzazione. questa è una cosa dura da capire per noi occidentali che diciamocelo, non conosciamo altro.
      a meno che tu non sia già oltre la dualità, nel qual caso ti chiedo umilmente perdono e anzi ti chiedo il contatto per un corso privato 🙂

      • Buon giorno e grazie

        grazie per la risposta e complimenti per l’intuito …in effetti Krisnamurti ha avuto molta influenza nel mio sviluppo intellettuale ….evientemente ha lasciato una traccia puù profonda di quanto sospettassi …io sono e resto un essere …o come prefirisco dire ..una emanazione ..espressione della consapevolezza dell’assoluto ..ordinaria ..assolutamente ordinaria …forse un po meno distratta dall’altro …consapevole intellettualmente della non dualità …ma irrimediabilmente bisognoso di ricordamelo….ho seguito e seguo un processso “mio” ..nel senso che è uno dei tanti ….è vero sono intellettuale e dunque il mio approcccio è intellettuale ….non perseguo qualcosa chiamato realizzazione ..perchè come detto …non credo ci sia alcun chè da realizzare …nè tanto meno …autoconsapevolezza o illuminazione …un po una contraddizione ….più sono autoconsapevole ..più mi concentro sulm se ..che non è che una emanazione …ma io esprimo solo le mie “visioni” uno dei punti di vista possibili ..ho trascorso molti anni a girovagare sull’intero pianeta …ora sono in Africa ….dove ho trovato una armonia ..o meglio ..un ruolo in una armonia …lungi da me pensare di insegnare …posso solo contribuire …lungi da me aver nulla da perdonare ….ascolto ..osservo come è mia natura ….nulla di più …..reagisco …contribuisco ….
        se non è in celia …..il mio contatto è questo ….diretto è sciamanopazzo@gmail.com …..chi sono non ha importanza ..perchè in realtà …non sono …..Namu Amida Butsu

  2. Il termine “La grande perfezione” lo trovo alquanto strano…..già la perfezione sarebbe l’apice “se esistesse”…..quindi Grande Perfezione sarebbe un superlativo del massimo….. Parlo da profana, non sono studiosa del buddismo anche se mi interessa…..ma, nella mia ignoranza in materia, mi sembra che questo concetto vada un po’ contro quelli che sono i concetti generali del buddismo….
    Buon sabato.

  3. Le tecniche, gli insegnamenti, le pratiche, sono tutte forme che possono essere utilizzate. Così come si apprende la conoscenza, usando tecniche di lettura, scrittura ed altro, si può apprendere come procedere sulla Via. Che non ci sia nulla da capire, può essere vero, e forse deve esserlo. Ma realizzare questo stato, che forse tu hai realizzato, non è facile. Per quanto mi riguarda, dopo anni ed anni di pratiche, non sono mai arrivato a questa conclusione. Concordo pienamente sulla teoria del cattobuddhismo, ed anche del buddhismobusiness che sta girando ormai libero da ogni etica in occidente e aggiungo che non ho mai capito il senso di una iniziazione data a migliaia di persone contemporaneamente dallo stesso Dalai Lama. Ho partecipato ad alcuni ritiri, ed eravamo sempre in pochi, pochissimi, ed il senso era proprio quello di avere un rapporto stretto con il Maestro. Senza questo rapporto, senza poter cogliere gli insegnamenti a tu per tu, diventa business, religione. La disciplina, all’interno di alcune pratiche, è funzionale all’esperienza. Senza la pratica meditativa, senza alcune conoscenze di come funziona la nostra mente, non si riesce ad avere esperienze personali. Che poi si voglia mettere in discussione la propria esperienza, lo si può fare soltanto con se stessi. Ciò che uno sperimenta in questo stato rimane utile solo alla propria crescita, e non mi riferisco ad esperienze di pace e amore. Dipende tutto da se stessi, anche il credere o il non credere in una via.

  4. molto interessante….del Buddismo so poco…. conosco quello”occidentale”largamente diffuso che è un’altra cosa,posso solo dire che lo scopo di ogni pratica è liberarsi dalle illusioni.Spesso però ci perdiamo nello strumento che stiamo usando finendo per vivere per praticare, invece di praticare per vivere consapevolmente.Ogni via è degna di essere seguita se ci rendiamo conto che è solo un mezzo e non il fine Giò

  5. Buon fine settimana Pietro!
    .marta

  6. con grande rispetto per te ti chiedo, ma coma riesci a stare su buddhismoitalia, regno incontrastato di D&G?

  7. Grazie per il rispetto. 🙂
    Buddhismoitalia è stata una grande avventura ma alla fine, lo abbiamo chiuso. Il fatto che ci sia rimasto, è perché avevo molti contatti che non mi andava di perdere, che sono diventati contatti privati con molti utenti. La chiusura è stata effettuata proprio perché alla fine, non era più buddhismo, ma altro.

  8. Trovo il concetto difficile…forse perchè non conosco il buddismo se non per quello che si legge o si parla. Grazie per queste tue spiegazioni che comunque mi danno modo di conoscere altre vie della vita.

  9. grazie pietro per la delucidazione..non sapevo il forum avesse chiuso poichè da tempo non lo frequentavo più, appunto era diventato “altro”.

    tuttavia non hai anche tu la percezione che soprattutto nelle tradizioni tibetane ci sia come una grande fatica in italia? come se non riuscisse davvero ad attecchire una scuola con un forte accento sulla pratica e non solo su degli insegnamenti “intellettuali” e sulle varie iniziazioni?

    devo confessare che spesso ( e forse anche quel forum era un buono specchio della situazione) nelle mie frequentazioni italiane, non ho mai trovato un qualcosa che somigliasse anche solo vagamente ad un sangha. magari individualità più o meno volenterose, ma poco più

    mi chiedo se prima o poi qualche praticante di buona volontà riuscirà a dar vita a qualcosa di diverso.. o se avremo anche noi bisogno di un PadmaSambhava che risolva delle questioni con le… divinità locali?
    (scherzo…forse…)

    ok ed ora che ho finito con il lamento e passo alle mie domande: ti consideresti “bon”, se ha senso darsi un ‘ etichetta? credi che il bon sia cambiato da prima dell introduzione del buddhismo in tibet?conosci i testi di tenzin wangyal? e.. il tuo maestro torna mai in italia?

    grazie di tutto. un abbraccio

    m

    • Si, c’è una certa fatica in Italia a creare sangha. Quelli che ci sono, Pomaia, il centro Dzogchen merigar, i Theravada, sono i pochi nati in anni passati ed ancora funzionanti.Altri sono rimasti a livelli locali, con gruppi ristretti che li frequentano.
      Penso che sia un problema di diversità di insegnamenti. Le pratiche sono spesso diverse e in Italia abbiamo (avete 🙂 ) tutti un lavoro che impegna e quindi difficile raggiungere questi centri per mancanza di tempo. Ma non sono così dispiaciuto, anche perché le aggregazioni troppo numerose si perdono in distrazioni varie. Non credo che ci sarà mai una aggregazione forte in Italia. Se ne è parlato molto negli anni ’90 e si è arrivati al punto che ognuno faceva quello che poteva. Inoltre, negli ultimi anni, i maestri più interessanti sono ‘andati’ ed alcuni sono tornati in Nepal o in India. Ci sono in giro tanti monaci, anche bravi, ma si muovono solo per brevi ritiri. In Italia si è pensato che i tibetani portassero un qualcosa di efficace, e lo sono, ma per attuarle è richiesto che gli si dedichi tutto il tempo che si ha, e noi viviamo laici, abbiamo famiglia, lavoriamo, apprezziamo questi insegnamenti ma non possiamo metterli in pratica. Molto meglio funziona lo Zen, ed anche i Theravada, che non richiedono impegni così forti, ed infondo, ogni via contiene gli stessi insegnamenti ed hanno lo stesso fine.
      Non mi considero proprio un Bon, e nemmeno un karmakagyu. Penso piuttosto di aver mollato molto dei legami con le scuole in generale. Ho fatto un paio di ritiri con Gheshe Gelek, Bon, che è venuto in Sardegna alcune volte e se potrò, ne farò qualcun altro, ma in qualche modo ho abbandonato l’idea che una scuola sia meglio di un’altra. Seguo un po’ il mio istinto, e faccio anche Vipassana ogni tanto. 🙂

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