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Alta sorgente


Con il bel tempo, ieri, sono riuscito a salire fin su,

ad una sorgente,

che per arrivarci devo attraversare un ruscello che spesso non si fa attraversare.

Ho dovuto aspettare che l’acqua diminuisse il tanto da non doverci mettere dentro i piedi,

ma alla fine ci sono riuscito.

Riempiendo le scarpe di acqua.

 

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Ciò che conosce la mente


 

 mandala

La mente, con i suoi pensieri, e con tutti i suoi aggregati, è l’unica cosa che percepisce. Ciò che ci circonda è percepito, noi non siamo percepiti dalla terra, dal fuoco, dall’acqua o dall’aria. Siamo noi che percepiamo ogni cosa. In effetti, i cinque elementi che ci contengono e che ci danno vita, non percepiscono nulla. Il fuoco non ci sorride quando ci scaldiamo, sorride la nostra mente per il piacevole tepore che prova il corpo, e così è per gli altri elementi. E quindi, a meno che nel corpo non vi sia una mente pensante, nemmeno il corpo percepirebbe nulla. Allo stesso tempo, nemmeno i nostri cinque sensi percepiscono qualcosa. Perché se dietro di essi non vi fosse una mente, non percepirebbero nulla. Così si realizza che senza una mente, l’intero mondo, l’intero universo, sarebbe del tutto vuoto, o meglio, non essendoci nulla che lo percepisce potrebbe esistere e non esistere perché nulla starebbe a stabilire tutto questo. Potrebbe esistere la materia, ma la materia non conosce, è conosciuta solo da una mente. Quindi risulta che c’è solo una cosa più importante della mente ed è la Natura della Mente, la natura del Buddha. Tutti gli esseri senzienti, insegna il Dharma, hanno la natura del Buddha. In tutti gli esseri senzienti, anche il più piccolo. Questa Natura è in ognuno nella stessa qualità e quantità. Il Buddha non ha qualità di buddhità o quantità superiore a nessun essere senziente. La Natura di Buddha è identica in tutti gli esseri senzienti. Questo concetto è duro da comprendere, ma questo viene insegnato nel Dharma. La differenza la fa la mente dell’essere, la mente pensante, la mente che si regge sul pensiero dualistico. Ogni differenza da questo stato è dato dalla nostra capacità di essere vicini o distanti dalla nostra reale Natura. Più ne siamo lontani, più viviamo vite che ci appaiono povere, sia di spirito che di materialità. Più siamo vincolati al dualismo più siamo lontani dalla nostra Natura. La meditazione deve portare a comprendere la nostra Natura, serve per questo. Non si può comprenderla subito, perché come scrivevo in precedenti post, dobbiamo prima liberare la mente ed il karma che ci impedisce di sperimentarla, ma questa è la via per aprici alla buddhità.

 

 

 

 

 

Acqua di ruscello


 

ruscellomeditazione,filosofia,

Quando ero bambino, ricordo, usavo giocare in un ruscello di acqua vicino casa. Non c’era nessuno ad impedirmelo. Scavavo piccoli fossati sulla sabbia della riva e poi vi facevo scorrere l’acqua. Costruivo nuovi fiumi. Era un gioco che mi affascinava. Un’avventura senza parole. L’acqua, così liquida, seguiva il percorso che gli costruivo, per tornare poi nel suo letto naturale. Oggi provo a fare lo stesso con la mia mente, costruisco nuovi percorsi dove far fluire la mia energia. Non uso più la sabbia, ma la meditazione. Ho scoperto così di avere canali, nella mente, che non confluiscono nel fiume del cuore. Canali costruiti da me stesso per ignoranza, e da altri perché erano persone di cui mi fidavo. Spesso sono fossati che non fanno altro che girare in tondo, come un moto perpetuo, senza riuscire a trovare un’uscita. Li chiamo vizi. Vizi mentali e fisici. Condizionamenti che appaiono innati, ma che non lo sono. Sono i fossati della prigione interiore. Quando cadiamo in uno di questi fossati tutto è lineare. Ogni cosa si ripete come un rito, ma non ne ha la profondità. Sono gli stati che utilizziamo di più durante la giornata, sono le abitudini. Giriamo intorno a cose già fatte, ed abbiamo la certezza che le rifaremo di nuovo uguali. Ci appaiono come cose indispensabili, ed è vero, alcuni lo sono, ma per la maggior parte, sono solo vizi mentali. Per rendersene conto è necessario calmare il flusso dei pensieri e rimanere ad ascoltare il silenzio che c’è in noi. Entrare in meditazione. Senza grandi tecniche, senza grandi maestri, senza abbracciare per forza una filosofia. Siamo ciò che siamo in questo momento, non c’è altro. In questo silenzio si possono scorgere i fiumi impetuosi che corrono in questi fossati. Disturbano, creano ‘rumore’, distraggono. Ed allora ci accorgiamo che non hanno alcuna utilità. E’ ora di alleggerire la propria mente ed il proprio cuore, riempiendo questi fossati di amore e di perdono per se stessi e per gli altri.

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