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La via del bodhisattva – bodhisattvacharyavatara . (Shantideva)


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pubblicato da me con il nick Serpanio su Ciao.it

http://www.ciao.it/La_via_del_bodhisattva_Il_bodhisattvacharyavatara_Shantideva__Opinione_1613800

Alla fine degli anni ’70, mi è stato dato questo libro al Centro buddhista di Pomaia. Ho ancora la copia ciclostilata, e durante un insegnamento mi era stato consigliato di leggerlo più volte. Ho seguito il consiglio, e l’ho letto molte volte. Personalmente credo sia uno dei 10 libri (posso portarne solo 10? 🙂 )che porterei con me sull’isola deserta.
Shantideva è uno studioso dell’8° secolo, ed è inquadrato nella scuola di pensiero Madyamaca, una linea di pensiero filosofico del buddhismo che risale a Nagarjuna, fondatore della scuola Mahayana. Questo testo, scritto in quartine, o meglio, in stanze, è un viaggio nella propria esistenza e nella conoscenza che forma una base importante per tutti i buddhisti, tanto da essere studiato ancora oggi sia nella scuola Mahayana che nel Vajrayana. Il guerriero, ovvero il Bodhisattva, è colui che ha iniziato il percorso verso la propria Illuminazione nel tentativo, una volta realizzata, di poter aiutare tutti gli esseri senzienti. Questa visione, è andata in contrasto con le prime scuole del buddhismo, quella della scuola Hinayana, che predicava la liberazione propria, la propria realizzazione, lasciando da parte la visione di aiutare gli altri. Shantideva porta, con queste stanze, una visione particolare di quella che è la vita intesa da un punto di vista di chi vuole agire correttamente, al di là anche del proprio tornaconto personale. Le stanze sono scritte in modo da dare chiari esempi di ogni situazione di vita, e non mancherà di certo di creare contrasti con la nostra attuale vita e visione del mondo. E’ da considerare che è stato scritto nel’8° secolo e che comprende anche visioni che ormai non sono più consone ai nostri tempi, ma è capace di farci riflettere ad ogni passo, ad ogni pagina sulla nostra condizione interiore ed esteriore, mettendoci dinanzi a frasi così semplici che scardinano la nostra percezione del mondo statico, materiale, proiettato verso un futuro che non ci lascia intravedere prospettive liberatorie. Shantideva, con pochi versi, distrugge la nostra falsa solidità di base, portandoci in un mondo che pur conoscendo benissimo, non comprendiamo a pieno nella nostra anima.
La saggezza espressa in questo libro è Amrita, l’eccellente bevanda degli dei.

“Perché essere infelici per qualcosa se ad essa esiste rimedio?
E qual è l’utilità di essere infelici per qualcosa se ad essa non esiste rimedio?”

Questo libro è un viaggio in ciò che è l’etica buddhista, argomento molto importante in questa Via. E’ la corretta visione di come la mente del meditante dovrebbe approcciarsi alla propria crescita interiore, tralasciando le contraddizioni, le concezioni errate, le visioni egoistiche. Nel primo capitolo descrive “La mente dell’Illuminazione” evidenziando un processo di crescita attraverso le qualità positive necessarie. Nel secondo capitolo vi porterà nella coscienziosità delle proprie visioni del mondo ed invita a rinunciare alle superficialità. Passa, al terzo capitolo, a come abituare la mente alla vigilanza naturale di quanto accade nella nostra vita, e prosegue con le istruzioni ed i consigli su come sviluppare la pazienza.
Una volta appresi quest importanti suggerimenti, entra nei dettagli dello Sforzo Entusiastico, quella parte che elimina la pigrizia e la procrastinazione fino a condurvi al desiderio di sperimentare ‘La Meditazione’, dando suggerimenti di elevato valore.
In questa parte troverete sicuramente argomenti che entreranno in conflitto con ciò che è la nostra mente comune, la mente che ha i suoi limiti e le sue visioni del mondo. Ma non dimenticate mai che qui si è nel capitolo Meditazione, e che ciò che spiega è visto dal punto di vista dell’analisi meditativa, dal punto di vista della mente al di là dei propri attaccamenti e delle proprie opinioni. Si è in un campo di analisi che personalmente definisco ‘scientifica’, e quindi non deve intaccare la vostra naturale esistenza sociale. Tutto questo vi porterà infine, alla visione della Saggezza, quella fonte interiore che tutto comprende e che ha realizzato il suo stato di piena serenità, libera da attaccamenti, da frustrazioni e da concetti errati.
Il libro termina con un capitolo sulla ‘Dedica’, in quanto nel buddhismo, quando si pratica, quando si studia, quando si apprende, si termina sempre con il dedicare i benefici di quanto fatto, a tutti gli esseri senzienti. Buona lettura!

Auguri dagli amici di laboratorioEbook


Gli amici di laboratorioEbook fanno gli auguri a tutti!

http://www.italiaebook.it/home/7813-scopri-il-buddhismo.html

 

Se volete fare un regalino intelligente cliccate sul link. 🙂

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Scopri il buddhismo


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Ti è mai capitato che dopo aver letto informazioni sul buddismo sia nata in te la curiosità di approfondire l’argomento?

Questo ebook si propone proprio per darti quelle informazioni che suscitino in te la voglia e il desiderio dicontinuare o iniziare a conoscere il credo e la cultura buddhista.

In particolare in questo viaggio alla scoperta delle basi del buddhismo l’autore tratta le seguenti tappe:

–      Cos’è il buddhismo

–      Cosa ha insegnato Buddha

–      Le diverse scuole buddhiste

–      I suggerimenti per la giusta meditazione

–      I regni del buddhismo

–      Le doti dei buddhisti

–      La concezione di morte e rinascita

–      La pratica

–      I Mantra

–      I Maestri e come scegliere il Maestro giusto

–      I 5 Sentieri

Queste sono solo alcune delle tappe di questo viaggio verso e all’interno del buddhismo. Quindi se sei un principiante e vuoi avvicinarti al buddhismo questo ebook fa proprio al caso tuo: qui troverai le giuste indicazioni per intraprendere il tuo nuovo percorso spirituale in cui potrai scoprire il tuo Essere migliorando la condizione della tua vita.

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Buddhismoitalia riapre –


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Dopo aver creato una comunità a livello internazionale, Buddhismoitalia, aveva chiuso i battenti a causa di molteplici problemi che si erano venuti a creare tra gli utenti. In diverse occasioni, si erano superati del ‘limiti’, andando a sforare in argomenti non attinenti al buddhismo e nemmeno molto consoni alla classica netiquette necessaria per mantenere in piedi una struttura Forum, come Buddhismoitalia.

Dal 2008 in poi, questo forum ha raccolto le anime più disparate di cercatori di spiritualità. Le sezioni sono ricchissime di argomenti, di domande e di risposte, anche se nessuno ha tutte le risposte.

Cadendo in uno stato di non più controllo, l’Admin aveva deciso di chiuderlo, e lo ha fatto. Alcuni utenti si sono poi impossessati di copie di casche del forum e lo avevano riaperto sotto altro nome, ma non ha avuto seguito.

Altre circostanze, hanno portato Forumfree e l’Admin a chiarire la situazione del Forum, e così, Destiny, nick dell’Admin, ha deciso di riaprirlo e di farsi carico di un immane lavoro di ‘pulizia’ di tutti i topic che non sono attinenti o che sono andati oltre le ‘righe’.

Il lavoro di pulizia si sta  portando avanti con diversi utenti collaboratori, ma il Forum è di nuovo fruibile.

Anche se un Forum rimane tale, cioè un mezzo di internet, posso dire che il lavoro di informazione, di formazione e di aiuto che ha avuto per moltissime persone, è stato di gran lunga superiore alle difficoltà di gestione, e che il materiale raccolto al suo interno è di una vastità incredibile. Non solo di buddhismo infatti si tratta, ma spazia nei mondi spirituali di varie religioni e correnti, senza tralasciare nemmeno le nuove correnti new age o quelle più lontane dalla nostra cultura e dall’informazione di normale diffusione.

In questo Forum partecipo fin dalla sua fondazione con il nick pietrochag.

Quando volete spaziare oltre i vostri confini, visitatelo. 🙂

Questo il link  http://buddhismoitalia.forumcommunity.net/

 

La Grande Perfezione


Padmasambhava

Padmasambhava

Nel Buddhismo c’è una Via che chiamata La Grande Perfezione. Su questa Via, spesso, si è fatta qualche confusione, soprattutto perché se ne parla, se ne legge, ma è difficile da comprendere e si lascia spesso fraintendere. La Grande Perfezione è considerata la Via più alta del buddhismo,ma è anche molto diversa da ciò che si può pensare dal buddhismo in generale. In ogni scuola buddhista, ci sono differenze enormi, e si utilizzano tecniche e metodi che occupano anche gli opposti. Difficile comunque capire queste differenze se non si studiano i testi e se non si formano delle basi di conoscenza. Personalmente non sono molto istruito in proposito, ma qualche cosa, forse a causa degli anni che ne leggo, mi è rimasta.

La Grande perfezione è definita in diversi modi, qui ne cito una: Tutti i fenomeni sono una manifestazione delle cinque pure luci elementali e dalle cinque luci tutte le qualità del nirvana si manifestano incessantemente.

Da questo è evidente che siamo impegnati in una falsa lotta con l’esperienza soltanto perché siamo prigionieri di errate visioni. Se tutti i fenomeni hanno questa origine, il non riuscire a percepirne la sua natura come un sogno, ci porta alla sofferenza che sperimentiamo normalmente. Questo perché ci siamo ‘divisi’ da questa origine e siamo noi che abbiamo dato vita a ciò che crediamo solido e esistente. Ogni cosa è diventata ‘esterna’ e quindi apparentemente esistente, perché la natura è manifestazione delle cinque pure luci. Siamo noi che abbiamo creato la dualità, per questo si dice che è necessario superarla.

Svegliarsi da questa durezza, è visto come svegliarsi in un sogno e riconoscerlo come tale. La realtà che viviamo normalmente non è altro che un sogno. Il sapere questo è importante, ma sperimentarlo, è difficile. Attraverso alcune pratiche si porta al risveglio e alla rivelazione della Natura della mente, parte fondamentale nella Grande Perfezione, chiamato in tibetano Dzogchen.

La diffusione di testi che riguardano la Grande Perfezione, però, ha rivelato una nuova preoccupante tendenza, secondo me e soltanto secondo me, portando spesso discussioni in proposito a un assoluto filosofico, alla costruzione di frasi del tipo ‘tutto è ora’, ‘non esiste che il presente’, ‘siamo tutti già illuminati’, ‘basta essere presenti’ e così via. Una forma di assolutismo dialettico che non da comunque alcuna esperienza di ciò che è veramente. La Grande Perfezione è una via sicuramente per pochi, perché è richiesta una costante pratica meditativa e una capacità personale già elevata nella meditazione.

Inoltre, ciò che in altre scuole deve essere ‘abbandonato’ come la rabbia, l’odio, e tutte le altre negatività, in questa via vengono invece utilizzati con particolari tecniche affinché diventino parte del veicolo, e aiutino il praticante a procedere con più celerità.

Allo stesso tempo, come tutti i saggi continuano a ripetere, non è una via migliore o peggiore di altre, è una via che va bene per alcuni e per altri non va bene così come lo Zen, i Theravada, o altre scuole. Si dice che il Buddha abbia lasciato 84.000 insegnamenti diversi, in modo che ognuno di noi trovi quella che fa per sé. E ognuna di esse porta all’Illuminazione.

Offerta


 

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L’offerta è parte della storia dell’Uomo, ma è stata relegata a qualche festività che non ha più alcun senso, come poteva essere il Carnevale. Un’altra festività, dove ricordo si facevano offerte, era la notte dei morti. Si mettevano dei cibi sui davanzali e noi bambini non dovevamo toccarli. Oggi, se parli di cose del genere, rischi qualche denuncia per spreco di beni di prima necessità. J

Eppure, ho imparato a fare offerte proprio con il buddhismo, e non le trovo per niente arcaiche o superstiziose. Il dare, senza sapere chi prende, è un atto importante per la nostra stessa sanità mentale. Non possiamo dimenticare una cosa tanto importante. Possiamo dare qualcosa a un povero, possiamo dare vestiario alle associazioni, possiamo offrire anche il nostro tempo nel sociale, ma il dare, il semplice gesto di prendere un pezzetto di pane e darlo, non lo fa più nessuno o quasi.

E allora, vi propongo di farlo. Vi propongo di lasciare qualcosa a queste energie che ci circondano e di cui non siamo coscienti se non nei momenti più intensi della nostra esperienza di vita.

Lasciate un cucchiaio di minestra nel piatto, e non lavatelo subito. Lasciate un pezzetto di pane sul tavolo, o una fetta di un frutto, lasciate qualcosa a queste energie. Non morirete di fame per questo.

Immaginate di offrirlo per il bene di tutti gli esseri che hanno bisogno, oppure alle anime che non hanno trovato la via della luce e vagano sulla terra. Immaginate di offrirlo, e che sia abbondante, e che basti per tutti, moltiplicandosi come per magia.

Provate a dare senza chiedere nulla in cambio. Le energie che si libereranno non sono controllabili da voi, si muoveranno da sole. Fate questa ‘donazione’ anche pensando che nutrirete i ‘bambini’ di questi esseri, che cresceranno sereni. Non ha importanza che ci crediate veramente, ha importanza che l’atto sia fatto.

Non so se nutrirà veramente questi esseri, ma so che aiuterà noi stessi, e quindi stiamo agendo per il bene di tutti gli esseri, perché il bene fatto, si diffonde naturalmente ovunque.

A cosa serve fare tutto questo? Serve a metterci in armonia con energie che trascuriamo costantemente, energie che si possono liberare ed essere utilizzate per altri scopi, per il nostro benessere.

Capisco che possono apparire come cose antiquate o di superstizione, ma provate a farlo e cercate di sentire se dopo vi sentite meglio. Se vi fa bene, e non fa del male a nessuno, perché non farlo? J

I tre io


 

primavera_sardegna_cagliari_is_mortorius  http://spazio.libero.it/amnerisdgl1/

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http://spazio.libero.it/amnerisdgl1/

Continuo ad annoiarvi con le mie riflessioni da meditante J.

Devo ammettere che alcune cose che scrivo, dipendono da quello che leggo nei vostri blog, dove vivo le vostre ‘avventure’, spesso piene di tristezza e perfino di depressione. Leggendovi apprendo e scopro che quanto ho sperimentato, e sto sperimentando, attraverso la meditazione, mi ha aiutato a crescere in maniera importante. Considerando questo come utile a chi mi legge e come utile a me stesso, emergono questi argomenti con naturalezza.

Quando pensiamo, quando la nostra mente è in agitazione, possiamo vedere alcune cose che hanno la forza di aiutarci a comprendere il nostro stato interiore e aiutarci da soli a uscire da situazioni stressanti. Il pensiero sorge continuamente, con un minuscolo attimo di pausa tra l’uno e l’altro. Osservano con un po’ di attenzione ci possiamo accorgere di alcuni fattori importanti. Il primo è che la mente sta creando pensieri, il secondo è che questi pensieri stanno riferendosi a qualcuno, il terzo è che al di sopra di questi due, c’è ancora qualcuno che osserva.

La nostra mente agisce sempre in questi tre campi. Il pensiero si forma e lo osserviamo dandogli attenzione. Quando cominciamo a renderci conto di questo, la mente si sente osservata. Quando la mente è osservata con attenzione, rallenta la produzione dei pensieri e diventano più chiari. Riusciamo a comprenderli anziché lasciare che ci creino confusione. Osservare il pensiero è uno dei principali insegnamenti che ci sono dati nel buddhismo, ma in generale fanno parte di tutte le meditazioni. L’osservazione calma la mente.

Nel secondo caso, c’è un ‘io’ che ascolta, analizza e decide il corso dei pensieri. Potremmo dire che è il nostro sé. Una specie di giudice interiore che decide cosa scegliere tra questi pensieri e che ci porterà a prendere decisioni. Il pensiero è sempre osservato da questa nostra ‘altra parte’. Il metodo per liberarsi dallo stress sta nel dare più attenzione a questo sé, a questa parte che osserva. E’ la parte di noi che sa quando qualcosa non è corretta. Sa quando stiamo per fare qualcosa che ci aiuterà o che ci danneggerà, è la parte che contiene la nostra etica. Non mente mai, ma possiamo far finta di non sentirla e continuare a vivere nel caos.

La terza parte sta sopra questi due eventi. È chiamato ‘testimone’. Non è posizionabile in un luogo della mente, ma la sua presenza è percettibile. E’ quella parte di noi più ampia, che comprende anche l’esterno del nostro corpo. E’ una ‘sensazione’, una presenza. Questa presenza osserva tutto ciò che avviene in noi e appare come fosse un alone che ci circonda. Non da giudizi, non forma pensieri. E’ la presenza della nostra esistenza, se volete, è l’aura della vita, l’energia vitale che sempre ci avvolge. Siamo più grandi di un ristretto cranio che protegge il nostro cervello.

Se l’attenzione è posta su questo terzo punto, i pensieri arrivano anche a cessare. Se ci concentriamo su questa sensazione che non ha forma fisica, l’attenzione si acuisce e i pensieri nascono liberi, rari, chiari e capaci di darci bellissime emozioni. Concentrarsi per pochi minuti su questo, ogni giorno, cambierà il nostro ciclo di pensieri stressanti, dandoci una sensazione di ampiezza che è la nostra reale natura.

Ego e paura


Il Nodo, simbolo dell'Infinto nel buddhismo -

Il Nodo, simbolo dell’Infinito nel buddhismo –

C’è un punto, nella nostra mente, che prova paura. E’ un punto sempre presente, ed è gestito dal nostro ego, dal nostro desiderio di essere sempre attivi e di avere sempre qualcosa da fare. L’ego ha necessità di avere sempre da fare, da dire, da consigliare. Il legame che ha composto con la nostra mente è così radicato, che il suo compito è di mantenerci sempre in uno stato di attività basato sul desiderio. Continuamente vogliamo riuscire, vogliamo essere all’altezza, vogliamo realizzare quel progetto, vogliamo possedere quella tale cosa, fossero anche sentimenti.

L’ego opera costantemente in questi campi, e tutti questi campi sono legati al passato. Desidero avere, perché adesso non ho. Voglio la laurea, voglio quell’uomo o quella donna, voglio una casa più grande, una macchina nuova, uno stipendio più alto. Voglio una famiglia felice e sana, voglio tot figli, voglio andare in quella città, in quel continente. L’ego ha a disposizione migliaia di desideri e ce li presenta secondo la situazione che stiamo vivendo, riuscendo così a tenerci sempre in uno stato di attenzione verso i desideri.

La più grande paura dell’ego è che tutto questo si fermi. La più grande paura dell’ego è che possa morire e non esistere più. Questo è uno dei pilastri o dighe, che ci impediscono di realizzare lo stato di serenità interiore. Gli insegnamenti in proposito sono numerosi, da San Paolo a San Francesco, dal Buddhismo, all’induismo, al Sufi, le più grandi filosofie e religioni del mondo hanno in sé questi insegnamenti. Ma benché siano insegnati da migliaia di anni, il nostro ego, riesce a nasconderli efficacemente.

Quando parlo di meditazione, in primis, parlo di silenzio mentale, e se avete provato qualche volta a meditare, sapete bene quanto sia difficile realizzare questo stato di silenzio. Questo silenzio, è visto dall’ego come la sua morte, e quindi tenta continuamente di rimanere in attività, proponendo pensieri di ogni genere, anche i più assurdi, pur di distogliervi da questo silenzio. Meditare diventa davvero difficile, per questo è necessaria la costanza.

La costanza scava con perseveranza nell’ego, e lo zittisce. Per comprendere quanto sia importante lo stato di silenzio mentale, è necessario che riusciate a realizzarlo almeno per una quindicina di secondi, ma deve avvenire senza costrizione. Cioè non dovete creare uno sforzo per bloccare i pensieri, perché in quel caso sta agendo l’ego, vi auto costringete a fare qualcosa. Deve accadere spontaneamente, come l’onda spinta dal vento sulla spiaggia.

In quel momento l’ego tace, e la vostra vera natura si apre a un infinito spazio interiore, che benché sia definito ‘vuoto’, è colmo di essenza vitale. Lo sentite, lo percepire, e v’immergete in questo stato che ha il sapore dell’infinito. Solo in questo stato si assapora l’essenza dell’esistenza e si percepisce l’unione con il tutto.

Infinitesima essenza


§Bosone di higgs

Tra le ultime scoperte scientifiche, una, in particolare, mi affascina, perché mette in relazione la mia esperienza di meditante con la parte materiale in maniera spiegabile scientificamente. Per anni ho letto e praticato così come insegnato nel sentiero che ho scelto. O che mi ha scelto. La scoperta è la fisica quantistica, della quale, scientificamente, non so quasi nulla, ma da quanto ho letto su testi per non addetti ai lavori, ho integrato questa scienza perfettamente nella mia mente, senza dover nemmeno faticare a comprenderla. E’ una di quelle cose che appena le sai, sai di averle sempre sapute, ma adesso le puoi anche spiegare sia a te stesso che ad altri. Il punto essenziale di questa scoperta è che esiste una particella che si vede soltanto se l’osservatore sta cercando di vederla. Se nessuno la pensa, non esiste. E’ qualcosa che supera la comprensione di molti, ma non di chi ha pratica interiore con questi concetti. Sakyamuni diceva che esisteva una infinitesima materia/energia, che nasceva e moriva per venticinquemila volte ogni battito di ciglia. Spesso mi sono chiesto quale immensa profondità abbia realizzato per fare una simile affermazione. Oggi, la Scienza ci conferma che qualcosa esiste sole se è pensata. Da questa infinitesimale energia/materia, nasce il tutto. Stephen Wolinsky la descrive in questo modo: “L’osservatore è il creatore dell’aspetto particella/massa –  Questo significa che come soggettivamente sperimentiamo eventi, interazioni così il nostro sé interiore è osservatore-creato … creato da noi stessi.”  Ora, se è vero che tutto nasce da questa infinitesima essenza, noi stessi stiamo osservando ciò che creiamo, e noi stessi siamo creati da questa stessa infinitesima essenza. A rigor di logica, ciò non può essere. Io non posso essere il creatore di me stesso. Eppure, questa scoperta, sta portando a queste riflessioni. Sicuramente una rivoluzione di portata eccezionale, sia a livello scientifico, che a livello concettuale. Se l’essenza e la sua manifestazione sono la stessa cosa, noi siamo creati e creati dalla stessa fonte. Nel buddhismo, specie nella scuola Dzogchen, è parte degli insegnamenti e delle pratiche da sperimentare su se stessi. E’ il punto in cui la coscienza si libera e manifesta la sua unità con il tutto. Realizzando questo stato, si è la particella e l’intero contemporaneamente. Si manifesta l’intera esistenza nella sua totalità e si espande nel tutto infinto, percependo sia l’unicità sia la totalità nello stesso istante. Realizzare questo stato significa aver realizzato il sentiero. Chi riesce in questo, è definito Illuminato. La Scienza ci da una mano ad accettarne, o valutarne, almeno la parte teorica, per la completa realizzazione ho ancora da fare.

Avere


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Leggendo vari libri, spesso mi capita di trovarmi dinanzi a teorie che ho già appreso nel buddhismo, in anni passati. Lo psicoterapeuta americano, Wayne W: Dyer in un suo libro scrive:

Il falso sé continuerà a bombardarvi con l’idea che dovete avere di più per raggiungere la pace. Vi spinge a cercare l’affermazione di voi stessi all’esterno, ed è minacciato dalla consapevolezza che potreste trovare la pace dentro di voi. Questa spinta a cercare all’esterno è quello che ho chiamato “affrontare i problemi nel modo sbagliato”.

Per chi conosce un po’ gli insegnamenti diretti del buddhismo, non può fare a meno di notare che queste cose,  Sakyamuni, il Buddha, le ha dette più di 2500 anni fa. Ora non so se il dottor Wayne conosca il buddhismo, ma a prescindere da questo, le sue intuizioni, i suoi studi, lo hanno sicuramente portato a queste conclusioni. In un primo momento possono apparire come semplici riflessioni, ma ad una lettura più attenta si possono trovare delle vere e proprie verità che spesso nascondiamo, perché non sempre siamo in grado di farli diventare parte di noi. E’ difficile accettare che sia così, ma se ci pensiamo bene, è proprio così. Stiamo sempre cercando qualcosa che dopo, ci farà stare bene. A volte sono cose puramente materiali, come può essere un’automobile, un cellulare, no anzi, un ipad, una casa, un vestito, un profumo, un taglio di capelli, a volte invece si tratta di qualcosa di interiore, come ad esempio imporsi di andare in chiesa, imporsi di andare ad un ritiro, perché così poi starò bene, andare in un luogo di culto, o incontrare quel tale maestro perché mi darà sicuramente una benedizione che dopo, mi farà stare bene.

C’è sempre qualcosa da avere o da fare affinché dopo, si stia bene. Il dottor Wayne ha capito perfettamente che non c’è nulla che dopo ci farà stare bene, ma che ci sarà sicuramente ancora qualcosa che ci manca e che dobbiamo conquistare affinché dopo ci possiamo sentire bene. Forse ci mancherà l’affetto di qualcuno, l’amore di un altro, forse ci mancherà semplicemente qualcuno che ci tenga compagnia. Ma mancherà sempre qualcosa, perché abbiamo paura di questa consapevolezza. A chiederlo, nessuno lo ammetterà mai, perché tutti vogliamo essere consapevoli, tutti pensiamo di esserlo, e lo misuriamo in base alla nostra sensibilità nei confronti degli altri, degli animali, della Terra, dell’Acqua o dell’Aria che sono inquinate e così via. Ma la consapevolezza richiesta viene confusa con l’attenzione alle cose. Con il rispetto che dobbiamo al mondo. La Consapevolezza delle nostre azioni, dei nostri pensieri, della nostra intima energia nel mondo interiore, non va indirizzata all’esterno se non prima nasce dentro. Chi ha preso consapevolezza del sé, anche se in minima parte, attraverso le pratiche di meditazione, sa bene che quella consapevolezza non ha bisogno di nulla, tranne che di essere vissuta.

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