http://quantotutto.blogspot.it/


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Internet lascia spazio. Benché sia così pieno che non si riesce a prenderne che piccole porzioni, lascia la possibilità di cercare e trovare ogni cosa, o quasi.

Come ogni altra persona, ho interessi diversi, e quindi non mi limito a ciò che scrivo su questo blog. Così, non volendo ‘mischiare’ argomenti troppo diversi tra di loro,  ho aperto un’altro blog. quantotutto.

Non lascerò questo, sia chiaro. In questo blog ci sono cose che ritengo interessanti e comunque fanno parte di una crescita spirituale che si protrae nel tempo, mentre nell’altro blog, scatenerò le mie teorie più mondane, portandovi, con calma, verso le visioni del mondo che si stanno affacciando assieme a questo nuovo secolo.

Come sempre potrete esserne partecipi, oppure potrete relegarlo tra i blog privi di vostro interesse.

Internet lascia molto spazio a chiunque.

Ciao a tutti gli Amici!

quantotutto

 

 

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Respirazione


 

Vento

Il respiro è una di quelle cose che da millenni si consigliano per migliorare il proprio stato di salute e di serenità. E’ un consiglio dettato da una saggezza infinita, da parte di yogi e di saggi di tutto il mondo.

Ho provato a cercare qualcuno che consigliasse di non respirare, non lo fa nessuno. Quindi respirare, è importante, ce lo dicono i saggi. Se non si respira… si muore.

A pensarci è un’affermazione del tutto inutile, eppure ci sono migliaia di testi in proposito, e non solo nel mondo spirituale, ma anche in quello scientifico. Respirare è importante, o forse, essenziale per tutti.

Mi sono dedicato per qualche tempo a tecniche di respirazione di vario genere, cercando di capire cosa accadeva respirando in un certo modo, mettendo sotto pressione i polmoni con varie metodologie che dovevano dare risultati spiegati.

Effettivamente, a seconda di come si respira, si ha una certa condizione interiore ed anche esteriore. Il respiro profondo, aiuta molto per avere un’ossigenazione più completa in tutto il corpo. Una respirazione calma e lenta aiuta a rilassarsi. Una respirazione forzata e veloce, agita tutto il nostro essere.

Siamo influenzati dal come respiriamo, ma per lo più, non ci badiamo.

Il respiro alto e veloce ci crea tensione, ci porta stress e ci fa stare sempre con gli occhi spalancati in attesa che accada qualcosa di terribile. Ci mette in una condizione di attesa al disastro.

E non sono fandonie, accade davvero. Quindi credo sia necessario sapere come funziona. Così, se oggi voglio essere stressato, respirerò in un certo modo, se voglio essere nervoso teso, lo farò in un altro.

La respirazione più curiosa che ho fatto, è stata quella di calmare il respiro. Ho portato questa tecnica a livelli veramente profondi. Finché un giorno, mi sono accorto che non stavo più respirando per troppi secondi.

Non ho idea di cosa sia accaduto, ma è stato come se il respiro fosse andato in sospensione, e mi sono trovato in uno stato di … calma? .. Non saprei dirlo. Stavo bene?… Non saprei dirlo .. Andava bene così.

Ma il ricordo di un respiro, mi ha sottratto a quello stato, facendomi ritornare a prendere la mia parte di ossigeno e riportandomi in uno stato di calma sorpresa.

Alla fine la tecnica migliore è quella di non fare assolutamente niente. 🙂

Calma e preghiera


meditazione

Tra i tantissimi metodi che esistono per trovare un po’ di calma mentale, quello più diffuso è sicuramente il respiro. Concentrandosi sul respiro si ottiene velocemente uno stato di calma mentale. Basta sedersi comodamente, con la schiena dritta, braccia e gambe rilassati, bocca chiusa, ed inspirare lentamente. Anche se siete agitati, provate a farlo.

Inspirate lentamente, trattenete due tre secondi, ed espirate lentamente. Fatelo per dieci respiri, e poi rilassatevi. La mente è calma. Per qualche istante i pensieri rallentano fin quasi al silenzio per poi  riprendere. Mantenere lo stato di silenzio è molto difficile. Così, molti che esercitano questo metodo, dopo pochi minuti, ritornano al caos, anche se con più tranquillità mentale. L’esercizio è utilissimo, ma rimane il fatto che nessuno ci dice cosa dobbiamo farne di questo silenzio.

Per chi lo esegue con lo scopo di rilassarsi, il tutto dura sicuramente troppo poco affinché se ne abbia un beneficio, mentre per chi pratica sistemi di meditazione legati a un Sentiero, sa sempre cosa fare dopo, perché la respirazione non è per cercare la calma, ma per innescare un processo che va oltre. Allora, chi esegue l’esercizio soltanto a scopo di calma mentale, una volta raggiunto questo stato di calma, deve rimanerci dentro, affinché abbia dei buoni risultati, e per rimanerci dentro è necessario fare alcune cose. Una molto semplice, è quella immaginare vivamente un fiore, che può essere una rosa, un fiore di loto, o comunque un fiore che vi piace molto. Lasciate lontani i pensieri e concentratevi sull’immaginare questo fiore come se lo vedeste con gli occhi. Cercate di vederne i colori, la rugiada, di sentire il venticello che lo avvolge, di percepire il suo profumo. Rendetelo vivido fin quando vi sembrerà di poterlo quasi cogliere. Fate che questo esercizio duri dieci, quindici minuti, e poi rilassatevi in questo silenzio, finché dura. Ne uscirete sereni e completamente trasformati di quando avete iniziato l’esercizio.

Un altro modo di sfruttare al meglio questo silenzio, che si ottiene con la respirazione, è quello di rilassarsi in questo silenzio, e concentrarsi su ciò che voi pensate che sia quello che è chiamato Dio, o Spirito, o Essenza. Cercate di concentrarvi su questa visione che avete del ‘tutto’, e quando vi sentirete a vostro agio, potete formare dei pensieri come forma di preghiera. Se ne avete qualcuna che vi piace, recitatela mentalmente, ma con sincera intensità. Portate il senso di queste parole ad un livello emotivo importante, e lasciatevi andare a questa preghiera. Ricordate però, che deve esserci sincerità, e che la preghiera non deve essere una richiesta puramente banale o del tutto materiale, dovrete integrare in essa la parte più spirituale di voi stessi.

Potete anche chiedere che qualcosa vada bene, ma non chiedete mai che qualcosa vada male per voi o per altri. Questo provoca karma negativo a livelli forti. In questo stato, voi non state parlando con un’entità che definite Dio o altro, ma state comunicando con la vostra parte più interiore. E’ il momento in cui siete più vicini a voi stessi. Ermete Trimegisto scriveva: Dio è una sfera il cui centro è ovunque, e la cui circonferenza non è in nessun luogo. – Quindi questo centro è ovunque, libero da ogni limite esterno.

Il centro siamo noi stessi e noi stessi siamo ovunque. La preghiera non è indirizzata a qualcuno, a un dio o altro, è dentro di noi e non deve andare da nessuna parte. Semplicemente, ci avviciniamo al centro di noi stessi, e in noi stessi si muovono le energie positive che ci aiutano. Cercare queste energie all’esterno di noi significa allontanarsi dal nostro stesso essere.

Stati particolari


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In sostanza, per la vita che facciamo, è chiaro che in noi qualcosa ci impedisce di essere nella nostra totalità. Qualcosa porta la mente a formare pensieri, e quindi azioni, che non ci soddisfano, o che ci portano a vivere situazioni di sofferenza di vario genere. La nostra intelligenza ci dice che queste cose non le vogliamo, che vorremmo vivere bene, sereni, pieni di capacità e sicuri di noi stessi. Ma non accade. C’è una specie di errore fondamentale nella nostra esistenza che spesso etichettiamo con termini come peccatori, malvagi, confusi, stressati e così via. Cerchiamo di etichettare perché se non riuscissimo a farlo, sarebbe una tragedia. Sorgerebbero domande ancora più spaventose, del tipo forse ho un  male incurabile. Eppure, il fatto stesso che ci spingiamo alla ricerca di felicità o di benessere, ci indica continuamente che c’è qualcosa di meglio per noi. Ma non lo vediamo. A volte capita che per qualche minuto o per qualche ora, viviamo in una situazione di perfetto equilibrio. Penso che sia capitato a tutti. E’ una dimensione dove tutto scorre con una semplicità luminosa, chiara e piacevole. E’ una specie di stato di grazia. Ci sentiamo perfettamente a nostro agio, sappiamo cosa dire e cosa fare. Ogni situazione si evolve con semplicità e accadono cose che fanno stare bene noi e gli altri che ci stanno attorno. Questa dimensione è la migliore che possiamo sperimentare con naturalezza. Alcuni la realizzano attraverso usi di stupefacenti o stimolanti di vario genere. Ma quando accade con naturalezza, il nostro stesso corpo, oltre che la mente, ne trae un grande beneficio. E’ come sentirsi puri senza bisogno di cercare purezza. E’ uno stato che si realizza quando lasciamo andare. Lasciare andare significa che ci ritiriamo in noi stessi e diventiamo soltanto ciò che in precedenza ho chiamato l’osservatore. Quest’osservatore non ha bisogno di limiti, sa già quali sono. Accetta la propria condizione e la libera completamente. Si entra in un flusso di energie in movimento che provengono dalla nostra stessa Natura. Questa Natura è parte del tutto, (che sia Dio, Buddha, Energia Primordiale, poco importa.) e questo tutto scorre in noi con una forza che non è arrestabile. Alimentarla per poterne godere per l’intera vita, è molto difficile, ma ci sono alcuni, tra i più grandi saggi della Terra, che sanno gestirla. Tutti questi Saggi dicono sempre la stessa cosa che non riusciamo a comprendere appieno: questa forza, questa energia, è dentro di te. Ma spesso la cerchiamo al di fuori. Quando ci riferiamo all’esterno, possiamo essere certi che non la troveremo. Ma è anche difficile trovarla in se stessi, perché si rivela solo nella profonda calma della nostra mente, e della nostra anima. La meditazione aiuta in questo, ma oggi è difficile capire quale sia questo tipo di meditazione, perché ci sono forse migliaia di tecniche ri-elaborate che non possono più dare il frutto per cui sono nate. Troppe modifiche ne hanno distorta la funzione, diventando un palliativo anti stress per auto convincersi che dopo starò meglio. In effetti, si ottiene un po’ di calma, ma non si va da nessuna parte. Per calmarsi, spesso, basterebbe una buona notte di sonno senza comodare la meditazione. La Coscienza del Sole 

Decisioni


Весна_1_мая_2007_года

Durante il corso della vita, ci troviamo spesso a dover scegliere tra qualcosa da accettare e qualcosa da non accettare. Per alcuni capita così spesso che vivono una vita piena di dilemmi. La scelta di cosa fare, di cosa decidere, ci viene proposta costantemente dalla mente, ma spesso non abbiamo capacità sufficienti per prendere una netta decisione. A dirigerci, in genere, è una base costituita dal nostro modo di pensare, considerato più o meno perfetto, e quasi mai messo in  discussione. Il nostro falso sé, ci indica soluzioni veloci, immediate, priva di una attenta analisi di quanto stiamo per scegliere. La velocità è sempre richiesta dalla nostra mente, una persona che non sa decidere velocemente, rimane indietro. Eppure, questa, è una falsa concezione. Il problema è che non abbiamo un metodo per capire cosa sia meglio per sé e cosa non lo sia. Ci accorgiamo di aver preso una decisione sbagliata quando le cose cominciano ad andarci male. I grandi Saggi dei tempi, hanno sempre insistito su alcuni punti essenziali, uno di questi è la ricerca di una calma interiore che si esprime con chiarezza anche nei pensieri e nelle scelte. Ma trovare un metodo che ci porti a vivere con questo tipo di attenzione, ci viene difficile, non perché è difficile il metodo, ma perché il metodo è da apprendere. Abbiamo difficoltà ad apprendere, e quando pensiamo di aver appreso qualcosa, ne siamo contenti, tanto contenti, che dopo qualche ora, lo abbiamo dimenticato e stiamo già cercando altro. L’applicazione del metodo, sta nella sua ripetitività. La mente ha bisogno di sentirsi ripetere il metodo, perché essendo diverso da quanto fatto fino adesso, tende a ripetere i vecchi metodi. La ripetitività del metodo, scalza il vecchio per fare posto al nuovo. Ogni volta che ci troviamo a dover fare una scelta, è necessario osservare quale delle due alternative ci dia un senso di pace e di serenità, e una volta compreso questo, applicarlo costantemente per un lungo periodo. In questo modo, la mente si corregge ed in futuro, agirà con grande semplicità e senza agitazione. Oggi si parla tanto di accettare la sofferenza, di accettare il dolore, ma si commette un grosso errore, accettare non significa doverci vivere dentro, significa soltanto prenderne coscienza, ed agire per trasformarlo in qualcosa di utile. La pace, la serenità, si alimentano con la pace e con la serenità. La sofferenza deve essere solo uno stimolo a comprenderla per non ripeterla più, ne su se stessi, ne sugli altri.

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