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L’osservatore


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Nella meditazione, c’è un punto focale, molto importante, che spesso sfugge all’attenzione, ma è un punto fondamentale, e sarebbe da chiarire fin da quando si inizia a meditare, o semplicemente a apprendere modi per rilassarsi in maniera veloce.

Questo punto è la visione del funzionamento della mente. Non si può operare su qualcosa che non si conosce, è necessario prima, sapere di cosa si tratta. Generalmente, la il nostro io, si definisce corpo, e sappiamo bene che io non sono il corpo. Si definisce mente, e sappiamo che non è solo mente, oppure si definisce pensiero o ciò che pensiamo, ed anche quì siamo fuori strada. Ciò che siamo ‘ l’insieme di queste cose. Vederci come un insieme, è piuttosto difficile, perché la mente tende a suddividere, a dare vita a molte parti, in modo che possa gestirle con facilità.

Il nostro ego non riesce a gestire grandi numeri, intesi come sè. Ma c’è un punto dove il nostro ego si ferma, dove non può intervenire, non perché troppo grande, ma perché troppo profondo. Questo punto è l’osservatore. L’osservatore, per capire di cosa si tratta, bisogno sperimentarlo.

E’ facile, lo si fa in pochi minuti. Se vi prendete dieci minuti del vostro tempo, e vi rilassate in un luogo dove non sarete disturbati, vedrete l’osservatore. L’osservatore risiede dietro i vostri pensieri. Generalmente sta un po’ più in alto, verso il centro della testa. Se provate a lasciare andare i pensieri, osservandoli senza intervenire, noterete che lì in alto, c’è una parte di voi che sta osservando. Più vi concentrerete, più noterete la sua presenza.

A seconda dei pensieri che avete, avrete l’impressione che quasi li gestisca, indirizzandoli in un verso  o in un altro. E’ una presenza che sembra non essere attaccata ai nostri desideri, ma agisce sotto il dominio di una legge universale, non condizionata. L’osservatore osserva i procedimenti mentali, non li giudica, da suggerimenti quasi impercettibili, ma aiuta moltissimo alla comprensione di quanto pensiamo. Provate a guardare in voi il vostro osservatore, provate a considerarlo come presenza importante, e dategli attenzione.

Vi accorgerete in breve tempo, che può darvi un aiuto incredibile nel risolvere i problemi della vita. Chiarezza mentale, niente stress, capacità comunicativa e serenità sono i frutti immediati di chi si siede accanto a questo osservatore. E’ la parte di noi che trascuriamo di più, perché il nostro ego non ha piacere a vedersi superato, ma state tranquilli, non soffrirà. Si renderà conto che anche lui può riposare un po’.

Provare per credere.

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Meditare in compagnia


 

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C’è una differenza tra uno yogi che pratica in solitudine, e quelli che praticano spesso in compagnia. Gli yogi non fanno pratiche tipo le sahadana, ma eseguono per lo più esercizi interiori, i praticanti in generale, praticano sadhana spesso in compagnia. Alcuni preferiscono praticare da soli, si sentono più concentrati, ed in un certo senso è vero, le pratiche in solitudine sono appaiono più attenzionate. Ma è anche vero che le pratiche assieme ad altri, hanno un valore superiore, specie per i principianti ma non solo. Non so se vi è capitato di partecipare a ritiri dove tutti assieme si eseguono delle sadhana. Quando si è in armonia con l’intero presente, con tutti i presenti, e con il maestro, accade che, se siete attenti, potreste avere una esperienza veramente notevole. Durante la recita della sahdana, specie nella recitazione dei mantra, si concentra un’area, al centro della sala, in alto, dove si percepisce l’essenza della pratica, come se fosse indirizzata in un punto ben preciso. Questo punto immaginario, prende corpo come se fosse qualcosa di reale, non lo si vede con gli occhi ma lo si può percepire chiaramente. L’esperienza che se ne ottiene, è una forte spinta ad entrare in meditazione, nel silenzio che segue il mantra. Se siete abbastanza attenti, potrete percepire la forza che scaturisce da questo punto come ‘costruita’ da tutti i presenti, e non solo dalla forza del Lama. Lasciandovi andare nella vostra silenziosa mente, avrete esperienze di meditazione profonda, tanto che spesso ne percepite la profondità soltanto finché ci siete ‘dentro’, poi, quando ritornate a comunicare con gli altri, può accadere di dimenticarvene, ma vi rimane un senso di profonda serenità che invade tutto il vostro essere. Così, la meditazione in gruppo, è capace di infondere un’energia che in altro modo non potreste sperimentare. La meditazione solitaria, si rifà invece a processi di ‘canali’, di ‘tigle’ di energie sottili, che richiedono proprio una concentrazione priva di distrazioni, e per questo non la si pratica in compagnia, perché in quei casi, anche un respiro non ‘corretto’ vi potrebbe distrarre da stati profondi che sono l’essenza da realizzare in quei casi. La meditazione, comunque sia, è di grande beneficio sia per i praticanti che per coloro che vogliono cercare un momento di serenità e di chiarezza mentale. E’ sempre qualcosa di utile, e fa un gran bene all’intero nostro essere, sia fisico che spirituale.

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