Meditare è facile –


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Secondo gli insegnamenti di meditazione, in genere si dovrebbe acquisire quasi da subito una certa differenza tra il prima e il dopo averla praticata. Se si inizia da zero a praticare qualsiasi tipo di meditazione, si dovrebbero avere degli ‘effetti’ nell’arco di cinque sei sessioni. La pratica della meditazione ha effetti quasi immediati sull’umore, calma veramente la mente. Per ottenere questo risultato non è necessario fare ore di meditazione. Bastano venti minuti al giorno costanti, senza saltarne nessuno.

La semplice costanza, il semplice stare seduti con gli occhi chiusi o socchiusi, la calma del respiro, il senso di silenzio, sono sufficienti per trasformare lo stato d’animo di chiunque.

Guardandoci attorno però, accade che non riusciamo a recuperare questi benedetti venti minuti. Sembra che quando dobbiamo fare qualcosa per noi stessi, il tempo prenda a correre e ci lascia senza possibilità di recuperarne un po’ per noi. 

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Quando capita così, succede che la mente ha ricevuto il messaggio. La mente sa che tu vuoi meditare, ed appena riceve questa notizia, entra in allerta. E’ incredibile credere una cosa del genere, ma accade proprio così. La mente pensante non vuole meditare e ti ostacola.

Si, ma se la mente è mia deve fa quello che voglio io! O no?

Forse o no..

Perché la mente non fa facilmente quello che vogliamo noi. Piuttosto, il più delle volte Noi facciamo quello che vuole la mente.

Entrare in sintonia con ciò che vogliamo noi e ciò che vuole la mente è una possibilità che dà la meditazione.

Se poi volete approfondire questo argomento, vi ricordo sul mio sito www.pietroscala.com

troverete un ebook singolo, in un’unica soluzione, ed un corso della durata di sei mesi, una lezione a settimana che trasformerà molti dei vostri concetti rendendoli pienamente fruibili nella vita di ogni giorno.

 

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Cambiare è possibile


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Appare veramente difficile accettare concetti di cambiamento. Spesso, il cambiamento, ci appare come una forzatura. Il nostro modo di vivere ci fa apparire le cose sotto una luce di sicurezza. Sappiamo comunemente ciò che dobbiamo fare il giorno dopo. Lo sappiamo così bene che non ci poniamo alcuna domanda. Ogni cosa accade come se tutto sia già stato preordinato, e se qualcosa non va come sempre, ci sentiamo a disagio. Ogni volta che viviamo qualche situazione insolita, diversa, la nostra mente si allerta e si mette in posizione di difesa che, spesso, diventa di attacco a quanto si presenta come cambiamento possibile. Anche se continuiamo a ripeterci di voler cambiare, perché così non andiamo da nessuna parte, il timore, o anche la paura, di questo cambiamento, ci crea disagio. Attraverso questo meccanismo mentale, utilizziamo il metro del giudizio, così, se qualcosa è diverso alla nostra impostazione, lo condanniamo subito, senza mai andare a cercare informazioni sul perché c’è qualcosa di diverso negli altri. Detto in termini popolari, ‘nasciamo imparati’. Accettiamo soltanto ciò che entra nei nostri meccanismi, che sono formati da concetti già digeriti. Se la novità non fa parte dei nostri meccanismi, non la accettiamo. Il diverso, quello che non è come noi, è un disturbo. La diversità rimane tale finché non si conosce. Quando decidiamo di approfondire un argomento che riguarda una diversità, scopriamo mondi incredibilmente profondi e vasti.  Ma dobbiamo muoverci in quella direzione, dobbiamo accettare di indagare, di leggere, di capire. Le differenze sessuali, di razza, di religione, di Nazione, sono accentuate soltanto dalla mancanza d’informazioni. Una volta che ci informiamo, che conosciamo, il diverso non è più tale. Si possono avere gradi diversi, sia spirituali sia economiche o sociali, diversità anche nel concepire l’esistenza, ma la conoscenza porta a vedere gli altri come esseri sullo stesso percorso: tutti cerchiamo la felicità. Allora, se c’è una differenza, dobbiamo cercarla nei nostri limiti alla conoscenza, non nel colore della pelle. Il cambiamento si ottiene soltanto nella conoscenza. In primo luogo, accettando i propri limiti. Non sappiamo tutto del mondo, né degli altri. Non sappiamo tutto nemmeno di noi stessi, altrimenti non avremmo bisogno di conoscenza. Per accettare il cambiamento è necessario partire da se stessi, dal conoscersi, dall’indagarsi, dal far emergere chiarezza nella nostra stessa mente. Se non ho alcuna chiarezza sul chi sono, non potrò mai avere chiaro chi sei. Diventiamo specchi, in cui gli altri si specchiano, e nello specchiarsi, se siamo limpidi, li possiamo vedere. Se vedi una persona attraverso questa chiarezza, puoi aiutarla e puoi essere aiutato, ma se entrambi si è oscurati da pregiudizi e confusione, vedremo pregiudizi e confusione.

La Coscienza del Sole

i Blog e la scrittura


 

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Non vi è alcun dubbio che internet abbia contribuito alla scrittura. I molti blog che conosco e seguo, mi hanno sempre rivelato mondi di persone di grande sensibilità e capacità. Spesso non si tratta di una capacità letteraria da libro, da quantità, anzi, per lo più si tratta di articoli, più o meno lunghi come i miei, che trattano argomenti attinenti alla propria crescita, alla propria evoluzione. Concetti, che a volte riteniamo scontati, si rivelano nuovi, innovativi, ed aiutano molto chi li legge. I blog, si dice in internet, hanno avuto un leggero calo negli ultimi tempi, ma io accuso questo calo solo al periodo economico, che costringe molti a dover fare altro, o qualcosa in più per riuscire ad arrivare a fine mese, perché gli argomenti di cui parlare, sono sicuramente aumentati. In effetti c’è un aumento di notizie e di siti e blog che riportano continuamente ogni notizia negativa che si rivela dalla agenzie di stampa ufficiali. E’ necessario essere informati su quanto accade politicamente, specie in tempi in cui la politica è allo sbando e sembra proprio non sapere più da che parte andare. Ma anche questi fatti politici, fanno parte di questa nuova Era che si sta affermando, fanno parte del cambiamento, delle nuove energie che molti saggi dicono si stiano liberando nel mondo. Il punto è che i cambiamenti, sono difficili da capire, e c’è uno sbandamento, c’è una perdita di equilibrio. Così si scrive di meno, si agisce di meno, si diventa un po’ apatici senza rendersene conto, in attesa di comprendere da che parte andare. Questa attesa però è anche piena di aspettative, di speranze, lo deve essere. Non possiamo lasciarci andare, per questo chi può farlo, chi ha qualcosa da ‘dare’ deve darlo adesso. E’ un momento in cui molti hanno bisogno di trovare un aiuto, una parola, un sorriso. E’ in questi tempi che l’essere etici porta vantaggio a se ed agli altri. Proviamo a darci con più forza, con più volontà. Anche scrivendo qualcosa come le semplici parole Amore e Perdono.

Adesso, meditazione!


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 Ci sediamo sul nostro cuscino e respiriamo lentamente…                                                                                                                           Quando si pensa, durante la meditazione, i pensieri diventano più solidi. Accade che quando li osserviamo, emergono in numero maggiore, e se proviamo a farli indietreggiare, si solidificano. A volte diventano frasi che si ripetono, a volte sono dialoghi che non hanno fine, oppure si fermano e diventano suoni, motivetti, canzoncine vaghe. Altre volte appare come una specie di  nube semilucida che ci cattura, e ci sembra che da un momento all’altro si espanda, illuminando la nostra intera mente. Così rimaniamo in attesa, quasi col fiato sospeso in attesa di un grande evento. Alte volte ancora, ci troviamo in uno stato senza pensieri, ma con la sensazione di non fare nulla di utile, come se ci serva qualcosa in più, forse una nuova iniziazione, oppure una  peak esperience che ci dia un impulso ad uscire da quello stato che sa di noia. Capita anche di sentirsi piuttosto enfatici, e di visualizzare una icona che ci piace, lanciando su di essa tutte le nostre buone intenzioni. Ci troviamo anche invischiati in super conversazioni filosofiche con noi stessi nel tentativo di capire concetti ed insegnamenti che emergono dalla nostra mente, spesso senza riuscire nemmeno a capirne il senso superficiale, ma consci che quella è la giusta via. Accade anche che dopo qualche minuto che siamo seduti, comprendiamo subito che siamo li a far niente, e che ci conviene alzarci e farci un tè o un caffè che forse è meglio. Il contatto con l’esperienza della meditazione è un argomento imponente, che coinvolge tutto il nostro essere, e quindi c’è anche il corpo che ogni tanto si lamenta e ci costringe alla distrazione. Alla fine, è chiaro che l’unica cosa che sappiamo fare bene durante la meditazione, è distrarci con qualcosa che abbia almeno un po’ del senso della diversità dallo stato normale, se questo accade, siamo sicuri di aver fatto una buona meditazione. In genere ci rialziamo soddisfatti e ci complimentiamo con noi stessi per l’ottima sessione. In realtà abbiamo passato una mezzoretta in compagnia di noi stessi, ma non abbiamo ancora compreso cosa sia la meditazione. La soluzione per comprenderlo però, è corretta. Solo provando e riprovando, mettendo la nostra mente in queste situazione, che possiamo scoprire cosa si nasconde dietro la parola meditazione. Se ogni volta che proviamo non vediamo Buddha volanti o luci sfavillanti, o paradisi dei Buddha o anche il nostro amato maestro,  ci arrendiamo, non lo scopriremo mai. Purtroppo, alla base di tutto c’è la pigrizia, il senso di stare a perdere tempo che ci indica vie più facili. La mente è astuta più delle nostre stesse credenze.

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