Meditare è facile –


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Secondo gli insegnamenti di meditazione, in genere si dovrebbe acquisire quasi da subito una certa differenza tra il prima e il dopo averla praticata. Se si inizia da zero a praticare qualsiasi tipo di meditazione, si dovrebbero avere degli ‘effetti’ nell’arco di cinque sei sessioni. La pratica della meditazione ha effetti quasi immediati sull’umore, calma veramente la mente. Per ottenere questo risultato non è necessario fare ore di meditazione. Bastano venti minuti al giorno costanti, senza saltarne nessuno.

La semplice costanza, il semplice stare seduti con gli occhi chiusi o socchiusi, la calma del respiro, il senso di silenzio, sono sufficienti per trasformare lo stato d’animo di chiunque.

Guardandoci attorno però, accade che non riusciamo a recuperare questi benedetti venti minuti. Sembra che quando dobbiamo fare qualcosa per noi stessi, il tempo prenda a correre e ci lascia senza possibilità di recuperarne un po’ per noi. 

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Quando capita così, succede che la mente ha ricevuto il messaggio. La mente sa che tu vuoi meditare, ed appena riceve questa notizia, entra in allerta. E’ incredibile credere una cosa del genere, ma accade proprio così. La mente pensante non vuole meditare e ti ostacola.

Si, ma se la mente è mia deve fa quello che voglio io! O no?

Forse o no..

Perché la mente non fa facilmente quello che vogliamo noi. Piuttosto, il più delle volte Noi facciamo quello che vuole la mente.

Entrare in sintonia con ciò che vogliamo noi e ciò che vuole la mente è una possibilità che dà la meditazione.

Se poi volete approfondire questo argomento, vi ricordo sul mio sito www.pietroscala.com

troverete un ebook singolo, in un’unica soluzione, ed un corso della durata di sei mesi, una lezione a settimana che trasformerà molti dei vostri concetti rendendoli pienamente fruibili nella vita di ogni giorno.

 

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Risalgo il sentiero


Introbio . (Lecco)

Introbio . (Lecco)

Risalgo il sentiero  un po’ a fatica. A volte si pensa che quando si supera una certa età si fa più fatica, ma io ho sempre fatto fatica a salire su questa costa. Il fiatone mi veniva anche da giovane.

Cammino guardando le mie scarpe, se guardo in alto mi affatico di più perché vedo che ho ancora molta strada da fare. Ed allora cammino passo dopo passo. Senza forzare, con costanza. Ho imparato a camminare.

Camminare in salita e per lungo tempo non è come camminare normalmente. Un mio vecchio amico valtellinese mi diceva che bisognava mettere i piedi in questo modo. Mi ha fatto fare delle lunghe scarpinate in Valsassina, e spesso ho trascorso notti in una baita abbandonata, sopra i duemila metri di quota.

Sfacchinate incredibili. Con i viveri ed i sacchi a pelo e le pentole e tutto il resto. L’unica cosa che c’era in quella baita erano i muri, il pavimento in pietra sconnesso, ed un caminetto malconcio. La legna dovevamo raccoglierla nel bosco accanto, tra quella secca.

La porta era di tavole grezze, ma chiudeva abbastanza bene da evitarci il vento.

Eravamo fuori dalle comodità della civiltà.

Li non c’era niente davvero. Spesso ci siamo trovati in difficoltà, perché la neve non avverte quando arriva, ed il giorno dopo non si riesce a recuperare legna per il fuoco. Il freddo è potente, ma c’è un calore che non si può trovare da nessuna altra parte.

E lì, attorno a quel caminetto sconnesso, sconnesse parole, incessanti, in cerca di un perché alla loro stessa esistenza. Notti insonni, ed i bidoni del vino che ritornavano bianchi e leggeri.

Oppure il bagno nella fredda acqua del fiume poco a valle, acqua direttamente da un ghiacciaio più su, poco sotto la sorgente.

Pazzie prive di pazzi. Saggezza priva di saggi.

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