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Ego e paura


Il Nodo, simbolo dell'Infinto nel buddhismo -

Il Nodo, simbolo dell’Infinito nel buddhismo –

C’è un punto, nella nostra mente, che prova paura. E’ un punto sempre presente, ed è gestito dal nostro ego, dal nostro desiderio di essere sempre attivi e di avere sempre qualcosa da fare. L’ego ha necessità di avere sempre da fare, da dire, da consigliare. Il legame che ha composto con la nostra mente è così radicato, che il suo compito è di mantenerci sempre in uno stato di attività basato sul desiderio. Continuamente vogliamo riuscire, vogliamo essere all’altezza, vogliamo realizzare quel progetto, vogliamo possedere quella tale cosa, fossero anche sentimenti.

L’ego opera costantemente in questi campi, e tutti questi campi sono legati al passato. Desidero avere, perché adesso non ho. Voglio la laurea, voglio quell’uomo o quella donna, voglio una casa più grande, una macchina nuova, uno stipendio più alto. Voglio una famiglia felice e sana, voglio tot figli, voglio andare in quella città, in quel continente. L’ego ha a disposizione migliaia di desideri e ce li presenta secondo la situazione che stiamo vivendo, riuscendo così a tenerci sempre in uno stato di attenzione verso i desideri.

La più grande paura dell’ego è che tutto questo si fermi. La più grande paura dell’ego è che possa morire e non esistere più. Questo è uno dei pilastri o dighe, che ci impediscono di realizzare lo stato di serenità interiore. Gli insegnamenti in proposito sono numerosi, da San Paolo a San Francesco, dal Buddhismo, all’induismo, al Sufi, le più grandi filosofie e religioni del mondo hanno in sé questi insegnamenti. Ma benché siano insegnati da migliaia di anni, il nostro ego, riesce a nasconderli efficacemente.

Quando parlo di meditazione, in primis, parlo di silenzio mentale, e se avete provato qualche volta a meditare, sapete bene quanto sia difficile realizzare questo stato di silenzio. Questo silenzio, è visto dall’ego come la sua morte, e quindi tenta continuamente di rimanere in attività, proponendo pensieri di ogni genere, anche i più assurdi, pur di distogliervi da questo silenzio. Meditare diventa davvero difficile, per questo è necessaria la costanza.

La costanza scava con perseveranza nell’ego, e lo zittisce. Per comprendere quanto sia importante lo stato di silenzio mentale, è necessario che riusciate a realizzarlo almeno per una quindicina di secondi, ma deve avvenire senza costrizione. Cioè non dovete creare uno sforzo per bloccare i pensieri, perché in quel caso sta agendo l’ego, vi auto costringete a fare qualcosa. Deve accadere spontaneamente, come l’onda spinta dal vento sulla spiaggia.

In quel momento l’ego tace, e la vostra vera natura si apre a un infinito spazio interiore, che benché sia definito ‘vuoto’, è colmo di essenza vitale. Lo sentite, lo percepire, e v’immergete in questo stato che ha il sapore dell’infinito. Solo in questo stato si assapora l’essenza dell’esistenza e si percepisce l’unione con il tutto.

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Calma e preghiera


meditazione

Tra i tantissimi metodi che esistono per trovare un po’ di calma mentale, quello più diffuso è sicuramente il respiro. Concentrandosi sul respiro si ottiene velocemente uno stato di calma mentale. Basta sedersi comodamente, con la schiena dritta, braccia e gambe rilassati, bocca chiusa, ed inspirare lentamente. Anche se siete agitati, provate a farlo.

Inspirate lentamente, trattenete due tre secondi, ed espirate lentamente. Fatelo per dieci respiri, e poi rilassatevi. La mente è calma. Per qualche istante i pensieri rallentano fin quasi al silenzio per poi  riprendere. Mantenere lo stato di silenzio è molto difficile. Così, molti che esercitano questo metodo, dopo pochi minuti, ritornano al caos, anche se con più tranquillità mentale. L’esercizio è utilissimo, ma rimane il fatto che nessuno ci dice cosa dobbiamo farne di questo silenzio.

Per chi lo esegue con lo scopo di rilassarsi, il tutto dura sicuramente troppo poco affinché se ne abbia un beneficio, mentre per chi pratica sistemi di meditazione legati a un Sentiero, sa sempre cosa fare dopo, perché la respirazione non è per cercare la calma, ma per innescare un processo che va oltre. Allora, chi esegue l’esercizio soltanto a scopo di calma mentale, una volta raggiunto questo stato di calma, deve rimanerci dentro, affinché abbia dei buoni risultati, e per rimanerci dentro è necessario fare alcune cose. Una molto semplice, è quella immaginare vivamente un fiore, che può essere una rosa, un fiore di loto, o comunque un fiore che vi piace molto. Lasciate lontani i pensieri e concentratevi sull’immaginare questo fiore come se lo vedeste con gli occhi. Cercate di vederne i colori, la rugiada, di sentire il venticello che lo avvolge, di percepire il suo profumo. Rendetelo vivido fin quando vi sembrerà di poterlo quasi cogliere. Fate che questo esercizio duri dieci, quindici minuti, e poi rilassatevi in questo silenzio, finché dura. Ne uscirete sereni e completamente trasformati di quando avete iniziato l’esercizio.

Un altro modo di sfruttare al meglio questo silenzio, che si ottiene con la respirazione, è quello di rilassarsi in questo silenzio, e concentrarsi su ciò che voi pensate che sia quello che è chiamato Dio, o Spirito, o Essenza. Cercate di concentrarvi su questa visione che avete del ‘tutto’, e quando vi sentirete a vostro agio, potete formare dei pensieri come forma di preghiera. Se ne avete qualcuna che vi piace, recitatela mentalmente, ma con sincera intensità. Portate il senso di queste parole ad un livello emotivo importante, e lasciatevi andare a questa preghiera. Ricordate però, che deve esserci sincerità, e che la preghiera non deve essere una richiesta puramente banale o del tutto materiale, dovrete integrare in essa la parte più spirituale di voi stessi.

Potete anche chiedere che qualcosa vada bene, ma non chiedete mai che qualcosa vada male per voi o per altri. Questo provoca karma negativo a livelli forti. In questo stato, voi non state parlando con un’entità che definite Dio o altro, ma state comunicando con la vostra parte più interiore. E’ il momento in cui siete più vicini a voi stessi. Ermete Trimegisto scriveva: Dio è una sfera il cui centro è ovunque, e la cui circonferenza non è in nessun luogo. – Quindi questo centro è ovunque, libero da ogni limite esterno.

Il centro siamo noi stessi e noi stessi siamo ovunque. La preghiera non è indirizzata a qualcuno, a un dio o altro, è dentro di noi e non deve andare da nessuna parte. Semplicemente, ci avviciniamo al centro di noi stessi, e in noi stessi si muovono le energie positive che ci aiutano. Cercare queste energie all’esterno di noi significa allontanarsi dal nostro stesso essere.

Meditare in compagnia


 

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C’è una differenza tra uno yogi che pratica in solitudine, e quelli che praticano spesso in compagnia. Gli yogi non fanno pratiche tipo le sahadana, ma eseguono per lo più esercizi interiori, i praticanti in generale, praticano sadhana spesso in compagnia. Alcuni preferiscono praticare da soli, si sentono più concentrati, ed in un certo senso è vero, le pratiche in solitudine sono appaiono più attenzionate. Ma è anche vero che le pratiche assieme ad altri, hanno un valore superiore, specie per i principianti ma non solo. Non so se vi è capitato di partecipare a ritiri dove tutti assieme si eseguono delle sadhana. Quando si è in armonia con l’intero presente, con tutti i presenti, e con il maestro, accade che, se siete attenti, potreste avere una esperienza veramente notevole. Durante la recita della sahdana, specie nella recitazione dei mantra, si concentra un’area, al centro della sala, in alto, dove si percepisce l’essenza della pratica, come se fosse indirizzata in un punto ben preciso. Questo punto immaginario, prende corpo come se fosse qualcosa di reale, non lo si vede con gli occhi ma lo si può percepire chiaramente. L’esperienza che se ne ottiene, è una forte spinta ad entrare in meditazione, nel silenzio che segue il mantra. Se siete abbastanza attenti, potrete percepire la forza che scaturisce da questo punto come ‘costruita’ da tutti i presenti, e non solo dalla forza del Lama. Lasciandovi andare nella vostra silenziosa mente, avrete esperienze di meditazione profonda, tanto che spesso ne percepite la profondità soltanto finché ci siete ‘dentro’, poi, quando ritornate a comunicare con gli altri, può accadere di dimenticarvene, ma vi rimane un senso di profonda serenità che invade tutto il vostro essere. Così, la meditazione in gruppo, è capace di infondere un’energia che in altro modo non potreste sperimentare. La meditazione solitaria, si rifà invece a processi di ‘canali’, di ‘tigle’ di energie sottili, che richiedono proprio una concentrazione priva di distrazioni, e per questo non la si pratica in compagnia, perché in quei casi, anche un respiro non ‘corretto’ vi potrebbe distrarre da stati profondi che sono l’essenza da realizzare in quei casi. La meditazione, comunque sia, è di grande beneficio sia per i praticanti che per coloro che vogliono cercare un momento di serenità e di chiarezza mentale. E’ sempre qualcosa di utile, e fa un gran bene all’intero nostro essere, sia fisico che spirituale.

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