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Calma e preghiera


meditazione

Tra i tantissimi metodi che esistono per trovare un po’ di calma mentale, quello più diffuso è sicuramente il respiro. Concentrandosi sul respiro si ottiene velocemente uno stato di calma mentale. Basta sedersi comodamente, con la schiena dritta, braccia e gambe rilassati, bocca chiusa, ed inspirare lentamente. Anche se siete agitati, provate a farlo.

Inspirate lentamente, trattenete due tre secondi, ed espirate lentamente. Fatelo per dieci respiri, e poi rilassatevi. La mente è calma. Per qualche istante i pensieri rallentano fin quasi al silenzio per poi  riprendere. Mantenere lo stato di silenzio è molto difficile. Così, molti che esercitano questo metodo, dopo pochi minuti, ritornano al caos, anche se con più tranquillità mentale. L’esercizio è utilissimo, ma rimane il fatto che nessuno ci dice cosa dobbiamo farne di questo silenzio.

Per chi lo esegue con lo scopo di rilassarsi, il tutto dura sicuramente troppo poco affinché se ne abbia un beneficio, mentre per chi pratica sistemi di meditazione legati a un Sentiero, sa sempre cosa fare dopo, perché la respirazione non è per cercare la calma, ma per innescare un processo che va oltre. Allora, chi esegue l’esercizio soltanto a scopo di calma mentale, una volta raggiunto questo stato di calma, deve rimanerci dentro, affinché abbia dei buoni risultati, e per rimanerci dentro è necessario fare alcune cose. Una molto semplice, è quella immaginare vivamente un fiore, che può essere una rosa, un fiore di loto, o comunque un fiore che vi piace molto. Lasciate lontani i pensieri e concentratevi sull’immaginare questo fiore come se lo vedeste con gli occhi. Cercate di vederne i colori, la rugiada, di sentire il venticello che lo avvolge, di percepire il suo profumo. Rendetelo vivido fin quando vi sembrerà di poterlo quasi cogliere. Fate che questo esercizio duri dieci, quindici minuti, e poi rilassatevi in questo silenzio, finché dura. Ne uscirete sereni e completamente trasformati di quando avete iniziato l’esercizio.

Un altro modo di sfruttare al meglio questo silenzio, che si ottiene con la respirazione, è quello di rilassarsi in questo silenzio, e concentrarsi su ciò che voi pensate che sia quello che è chiamato Dio, o Spirito, o Essenza. Cercate di concentrarvi su questa visione che avete del ‘tutto’, e quando vi sentirete a vostro agio, potete formare dei pensieri come forma di preghiera. Se ne avete qualcuna che vi piace, recitatela mentalmente, ma con sincera intensità. Portate il senso di queste parole ad un livello emotivo importante, e lasciatevi andare a questa preghiera. Ricordate però, che deve esserci sincerità, e che la preghiera non deve essere una richiesta puramente banale o del tutto materiale, dovrete integrare in essa la parte più spirituale di voi stessi.

Potete anche chiedere che qualcosa vada bene, ma non chiedete mai che qualcosa vada male per voi o per altri. Questo provoca karma negativo a livelli forti. In questo stato, voi non state parlando con un’entità che definite Dio o altro, ma state comunicando con la vostra parte più interiore. E’ il momento in cui siete più vicini a voi stessi. Ermete Trimegisto scriveva: Dio è una sfera il cui centro è ovunque, e la cui circonferenza non è in nessun luogo. – Quindi questo centro è ovunque, libero da ogni limite esterno.

Il centro siamo noi stessi e noi stessi siamo ovunque. La preghiera non è indirizzata a qualcuno, a un dio o altro, è dentro di noi e non deve andare da nessuna parte. Semplicemente, ci avviciniamo al centro di noi stessi, e in noi stessi si muovono le energie positive che ci aiutano. Cercare queste energie all’esterno di noi significa allontanarsi dal nostro stesso essere.

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Mi ama?


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Oggi prendo spunto da una bella discussione nata sul blog di una mia amica virtuale, dove si parla del rapporto tra uomo e donna. L’amore. Questo folle sentimento che… ha prodotto miliardi di pagine di scritti nella storia dell’Uomo e che spesso, ha portato addirittura a guerre. Il legame che produce l’amore, è spesso così forte che quasi il resto del mondo non esiste. L’amore coinvolge ogni parte di noi stessi, e lo fa in maniera potente quando è condiviso, quando si è davvero in due. Ma spesso accade che uno dei due abbia dei dubbi, e che uno dimostra chiaramente i suoi sentimenti all’altro. Questo crea conflitto. Se l’amore è chiaro solo da una parte, mentre dall’altra è poco profondo, è evidente che non ci potrà essere una sintonia completa, e che questa espressione, questa esplosione di sentimenti non vedrà una chiara luce. Accade perché i desideri non sono evidenti. Ma pur di non rimanere soli, si tenta di portare avanti un rapporto che col tempo presenterà il suo conto. Da qui i numerosi divorzi dei nostri tempi. Quello che mi fa soffrire in tutto questo non è il rapporto tra i due, ma il problema forte e tragico di quando si hanno dei figli. In questi casi, i figli diventano armi potenti da utilizzare contro. Anche quando si afferma che i figli sono tenuti fuori, è una pura illusione, i figli ci sono e a modo loro stanno costruendo una base interiore che esprimeranno nella vita. Quella che è una sofferenza, però, non sembra essere l’amore in sé, ma la paura di rimanere senza un partner, la paura di vivere una vita da soli. E allora ci sono quelli che non riescono a sopportare questa idea, e per sopperire alla paura, hanno due, tre, quattro partner, vivendo in perenne conflitto e in uno stato di bugia permanente.  Ora, riferendomi alle mie esperienze e conoscenze di ‘certi mondi’, come ad esempio la semplice legge del karma, queste persone stanno costruendosi con le loro mani, un futuro di sofferenza. Quando nella legge del karma si asserisce che ‘l’analogia è con il seme. Ogni atto che compiamo, è un seme piantato nell’essenza del nostro futuro, nel karma. Quando il seme troverà condizioni ideali, svilupperà la pianta, così come in natura, e a quel punto s’inizia a raccoglierne i frutti. Se hai piantato un seme positivo, avrai risultati positivi, e la sua gioiosa espressività sarà evidente, se ha piantato un seme negativo, avrai un frutto negativo, e le sue conseguenze saranno di sofferenza.’ Penso che vi sia accaduto di stare male senza capirne assolutamente il motivo. In quel caso, un frutto è maturato da azioni precedenti, e viene a galla. In questa dimensione, dobbiamo, per Legge Naturale, sperimentare su noi stessi quanto provochiamo. Se provochiamo positività, ne avremo indietro positività, se provochiamo negatività è evidente che sarà questa a farsi avanti. So che certi concetti sono difficili da accettare, ma accade così. Naturalmente, la legge del karma non è così semplice da comprendere, e non è detto che una sofferenza sia il prodotto di un karma negativo. Può accadere di vivere sofferenze anche per il semplice fatto che ‘abbiamo scelto’ di soffrire perché questo può essere di beneficio agli altri. Si entra in un campo molto complesso e di difficile interpretazione. In generale, il karma dice che si raccoglie ciò che si semina.

Ciò che conosce la mente


 

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La mente, con i suoi pensieri, e con tutti i suoi aggregati, è l’unica cosa che percepisce. Ciò che ci circonda è percepito, noi non siamo percepiti dalla terra, dal fuoco, dall’acqua o dall’aria. Siamo noi che percepiamo ogni cosa. In effetti, i cinque elementi che ci contengono e che ci danno vita, non percepiscono nulla. Il fuoco non ci sorride quando ci scaldiamo, sorride la nostra mente per il piacevole tepore che prova il corpo, e così è per gli altri elementi. E quindi, a meno che nel corpo non vi sia una mente pensante, nemmeno il corpo percepirebbe nulla. Allo stesso tempo, nemmeno i nostri cinque sensi percepiscono qualcosa. Perché se dietro di essi non vi fosse una mente, non percepirebbero nulla. Così si realizza che senza una mente, l’intero mondo, l’intero universo, sarebbe del tutto vuoto, o meglio, non essendoci nulla che lo percepisce potrebbe esistere e non esistere perché nulla starebbe a stabilire tutto questo. Potrebbe esistere la materia, ma la materia non conosce, è conosciuta solo da una mente. Quindi risulta che c’è solo una cosa più importante della mente ed è la Natura della Mente, la natura del Buddha. Tutti gli esseri senzienti, insegna il Dharma, hanno la natura del Buddha. In tutti gli esseri senzienti, anche il più piccolo. Questa Natura è in ognuno nella stessa qualità e quantità. Il Buddha non ha qualità di buddhità o quantità superiore a nessun essere senziente. La Natura di Buddha è identica in tutti gli esseri senzienti. Questo concetto è duro da comprendere, ma questo viene insegnato nel Dharma. La differenza la fa la mente dell’essere, la mente pensante, la mente che si regge sul pensiero dualistico. Ogni differenza da questo stato è dato dalla nostra capacità di essere vicini o distanti dalla nostra reale Natura. Più ne siamo lontani, più viviamo vite che ci appaiono povere, sia di spirito che di materialità. Più siamo vincolati al dualismo più siamo lontani dalla nostra Natura. La meditazione deve portare a comprendere la nostra Natura, serve per questo. Non si può comprenderla subito, perché come scrivevo in precedenti post, dobbiamo prima liberare la mente ed il karma che ci impedisce di sperimentarla, ma questa è la via per aprici alla buddhità.

 

 

 

 

 

Il karma della mente


 

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Se volessimo fare delle buone esperienze nella meditazione, dovremmo cominciare col comprendere che il nostro stato interiore, è legato alle nostre azioni esteriori ed ai nostri pensieri. Non si può meditare veramente se non correggiamo i nostri imperfetti comportamenti. Qui non sto parlando di imperfetti comportamenti contrapposti a perfetti comportamenti, simili a quelli di un Buddha, ma sto parlando dei comportamenti etici che viviamo o non viviamo nella nostra vita normale. Un atteggiamento etico negativo nella vita, ci può impedire di entrare in meditazione per mesi o anni. Finché non abbiamo chiaro il concetto di etica, di moralità, saremo prigionieri dei nostri pensieri. C’è uno stretto legame tra l’etica ed il nostro spirito. Se vogliamo essere persone spirituali, dobbiamo conoscerci e scoprire quali sono le nostre credenze. Se scopriamo questo, possiamo anche vedere che tra di esse ve ne sono alcune che appaiono etiche mentre in realtà non lo sono. Un altro ostacolo è il pensare che tutto ciò che facciamo per la meditazione o per il Buddha, sia comunque cosa buona e giusta. Anche qui giochiamo con una specie di filosofia ‘costruita ad hoc’ dalla nostra mente che ci fa accettare cose che invece sono da evitare.  Spesso parliamo o leggiamo di karma, di influenze del karma, ma raramente avviciniamo il karma ai pensieri. Per lo più pensiamo che riguardi ciò che ci accade, l’esterno o il modo con cui ci accadono le cose. Ma il karma è anche nella nostra mente, nei nostri pensieri. Lega i nostri pensieri ad un modo stabilito, schematico, controllabile e comprensibile attraverso la logica della sua struttura. Il karma dei pensieri è molto più sottile del karma materiale, perché non vedendolo, non lo pensiamo esistente. Questi tipo di karma è quello che ci fa sorridere quando non vorremmo, ci fa pensare quando non vorremmo, ci fa dire cose che non dovremmo dire. Si considera tutto questo come ignoranza, o incapacità di comunicare qualcosa, mentre invece è proprio una struttura karmica, un modo sistema costruito da nostre azioni precedenti. Abbiamo appreso attraverso le esperienze a pensare in questo modo, e consideriamo questo modo perfettamente funzionante. Ma i nostri pensieri non avvengono per nostra scelta cosciente, avvengono per marcate caratteristiche karmiche, e se non apprendiamo come funzionano, non possiamo liberarcene. Agisce con le stesse modalità del karma materiale, ma è più sottile, perché essendo pensieri, nascono e ci gestiscono con una certa forza, convincendoci che noi sappiamo bene cosa stiamo pensando e cosa stiamo facendo. Ecco però, che in aiuto ci viene la purificazione. Mantra e visualizzazioni. Sono due mezzi potenti per spezzare il karma della mente. E’ necessario quindi farsi dare iniziazioni di Mantra e di visualizzazioni da un Maestro qualificato, affinché anche il karma dei pensieri sia eliminato.

 

 

Atteggiamenti di rabbia


 

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Quando si cerca di risolvere i propri problemi si ricorre spesso ad un atteggiamento di rabbia. Siamo portati ad affrontarli con violenza, proprio come fossero dei nemici. Questo atteggiamento ci porta in uno stato mentale  energeticamente negativo, producendo effetti karmici che si saldano alla nostra coscienza. Può accadere che si riesca a risolvere il problema, ma di andare avanti, ma da questo momento in poi, abbiamo incamerato le cause karmiche per ritrovarci nella stessa situazione. La forza terribile della Legge del Karma non ci abbandonerà più finché le negatività che abbiamo costruito con la nostra rabbia non sarà soddisfatta. Per essere soddisfatta deve di nuovo essere affrontata. Deve consumarsi nell’atto dell’azione, così come è nata. Se siamo incapaci di vedere questa Legge, ad un nuovo problema, tireremo fuori altra rabbia, così, invece di consumare gli effetti della rabbia precedente, ne aggiungiamo altra. E’ un ciclo infernale da cui sembra non poter mai uscire. Ogni volta che entriamo in azione negativamente, può essere karma che si consuma, ma per avvenire, non deve essere prodotto nuovo karma negativo. In caso contrario, si alimenta il magazzino delle negatività da scontare. Appare quindi indispensabile che si riesca ad entrare in meditazione, in riflessione su questi modi che abbiamo di essere. Il buddhismo offre molte tecniche per liberarsi dal karma negativo, ma non basta leggere, è necessario applicarle su se stessi realmente per avere degli effetti visibili. Ci sono anche altre tecniche al di fuori del buddhismo, ma il punto principale è quello di volersi liberare da questo karma, il sapere che c’è e che ci condiziona, altrimenti si dovrà continuare così per molti anni e molte vite, come in realtà accade per la maggioranza degli esseri senzienti.

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