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Vuoto e Vacuità


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Una delle parole che fanno parte di un comunicare diverso è ‘vuoto’. C’è sempre in noi, si dice, una marea di pensieri che non ci permettono di rilassarci, di trovare un attimo di respiro senza nulla pensare. Questa parola è causa di molte interpretazioni errate. Quando di qualcosa si dice ‘vuoto’ significa che non vi è nulla se non l’aria che la completa, se è parte di materia. Questa parola è associata a uno stato mentale. Si dice che la meditazione, per essere efficace, deve raggiungere lo stato di vuoto. Così, chi vuole sperimentare questo stato, lotta, anche se con calma, contro i pensieri, fino al punto di creare questo vuoto. Una volta realizzato lo stato, si rimane in assenza di pensieri, e si ottiene ciò che si stava cercando, cioè il vuoto. Nessun pensiero, nessuna sensazione, nessun disturbo, nessun movimento. In questo momento, si è diventati un pezzo di legno secco, caduto da un albero. Quindi lo scopo della meditazione è di diventare un pezzo di legno? Un’esortazione di un maestro a un discepolo recita proprio così: Lasciati andare come un pezzo di legno secco.

Ma la meditazione non è diventare un pezzo di legno, non è acquisire questo stato di vuoto. La traduzione corretta dello stato meditativo è ‘vacuità’.

La vacuità non è vuoto. E’ non-presenza. Non presenza di attenzione a ciò che accade nella mente. La vacuità è uno stato di leggerezza del contenitore dei pensieri. E’ uno stato d’indefinibilità dei processi mentali e degli attaccamenti che ne derivano. Che ci siano pensieri o meno non ha alcuna importanza. L’attenzione acuta che permette ai processi mentali di essere seguiti, è rilassata. Non c’è interesse a ciò che accade, si rimane in uno stato di vacuità dove vi è un flusso di vacuità. Non qualcosa che esiste o non esiste, non ha importanza. In questo stato si amplia la coscienza di sé. Avviene spontaneamente, perché abbiamo realizzato uno stato di calma mentale e di vacuità. Si dice che l’unione di vacuità e compassione, producano saggezza. Ma questa compassione non è da ricercare, deve emergere spontanea in questo stato. Non si chiede di essere buoni o di non esserlo. La vacuità permette il sorgere di compassione. Il vuoto permette il sorgere d’ignoranza. La differenza è difficile da percepire, ma finché non si percepisce questo stato, si continuerà a vagare nel vuoto.

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Diffondere la propria Conoscenza


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Sono tra quelli che hanno sempre letto. Tra quelli che hanno sempre scritto e tra quelli che hanno sempre fatto corsi. L’esperienza che si acquisisce durante i corsi, è quasi sempre importante, perché istintivamente, ti metti nella condizione di apprendere.  Sai di cosa si tratta a grandi linee, e sai di voler apprendere quella tale cosa. Sei ben disposto, e di solito, per fare questi corsi, sia dal vivo che acquistati online, si paga. Il fatto di pagare, spesso cifre notevoli, ti obbliga quasi a dover apprendere i grandi segreti dei guru di queste discipline.  Ammetto che ho fatto molti corsi, di settori diversi ma complementari, e di aver speso anche delle cifre notevoli. Spesso, più paghi, e più ti aspetti. Ma le delusioni sono dietro l’angolo. Penso di aver appreso di più da piccoli eventi e da ebook scritti da quasi sconosciuti, che dai grandi guru. In genere nel principiante, in chi inizia, vi senti una energia potentissima che viene dalla forte convinzione di quello che fa. I guru sono ormai smaliziati, e sanno cosa dirti per convincerti delle loro buone intenzioni. A questo proposito devo ammettere che per quanto riguarda il buddhismo, generalmente non si pagano i corsi in se, ma si paga il soggiorno, il vitto, l’alloggio, per poi fare una volontaria offerta al Maestro. Ed in questo caso, vista l’importanza che do a queste cose, non mi faccio mai problemi di sorta. Ma per un corso di Crescita Personale, ho constatato che spesso, i prezzo non corrisponde all’utile acquisito. Sono spesso troppo alti, ma ognuno da il valore alle proprie cose, che ritiene opportuno. Il mio intento è quello di far passare informazioni che restano per pochi, ai molti. Per questo i miei corsi o ebook hanno un prezzo irrisorio. E tra poco, usciranno degli ebook più brevi, che costeranno ancora di meno, sto pensando a 2 o tre euro, che tratteranno argomenti selezionati. La conoscenza delle nuove tecniche, delle nuove concezioni, deve essere diffusa, altrimenti, se rimane per pochi, non cambierà il mondo, non cambierà la mentalità generale dell’Uomo. I nuovi tempi che stiamo già vivendo, richiedono che l’informazione di alto livello sia distribuita, e chi ha la fortuna di averla, lo deve fare. Non si possono più tenere segreti che possono aiutare gli Uomini, è necessario che siano diffuse. Il cambiamento avviene quando la maggioranza delle persone acquisisce un alto livello di conoscenza. La Coscienza del Sole si acquisisce nell’apprendere e nel dare.

Il karma della mente


 

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Se volessimo fare delle buone esperienze nella meditazione, dovremmo cominciare col comprendere che il nostro stato interiore, è legato alle nostre azioni esteriori ed ai nostri pensieri. Non si può meditare veramente se non correggiamo i nostri imperfetti comportamenti. Qui non sto parlando di imperfetti comportamenti contrapposti a perfetti comportamenti, simili a quelli di un Buddha, ma sto parlando dei comportamenti etici che viviamo o non viviamo nella nostra vita normale. Un atteggiamento etico negativo nella vita, ci può impedire di entrare in meditazione per mesi o anni. Finché non abbiamo chiaro il concetto di etica, di moralità, saremo prigionieri dei nostri pensieri. C’è uno stretto legame tra l’etica ed il nostro spirito. Se vogliamo essere persone spirituali, dobbiamo conoscerci e scoprire quali sono le nostre credenze. Se scopriamo questo, possiamo anche vedere che tra di esse ve ne sono alcune che appaiono etiche mentre in realtà non lo sono. Un altro ostacolo è il pensare che tutto ciò che facciamo per la meditazione o per il Buddha, sia comunque cosa buona e giusta. Anche qui giochiamo con una specie di filosofia ‘costruita ad hoc’ dalla nostra mente che ci fa accettare cose che invece sono da evitare.  Spesso parliamo o leggiamo di karma, di influenze del karma, ma raramente avviciniamo il karma ai pensieri. Per lo più pensiamo che riguardi ciò che ci accade, l’esterno o il modo con cui ci accadono le cose. Ma il karma è anche nella nostra mente, nei nostri pensieri. Lega i nostri pensieri ad un modo stabilito, schematico, controllabile e comprensibile attraverso la logica della sua struttura. Il karma dei pensieri è molto più sottile del karma materiale, perché non vedendolo, non lo pensiamo esistente. Questi tipo di karma è quello che ci fa sorridere quando non vorremmo, ci fa pensare quando non vorremmo, ci fa dire cose che non dovremmo dire. Si considera tutto questo come ignoranza, o incapacità di comunicare qualcosa, mentre invece è proprio una struttura karmica, un modo sistema costruito da nostre azioni precedenti. Abbiamo appreso attraverso le esperienze a pensare in questo modo, e consideriamo questo modo perfettamente funzionante. Ma i nostri pensieri non avvengono per nostra scelta cosciente, avvengono per marcate caratteristiche karmiche, e se non apprendiamo come funzionano, non possiamo liberarcene. Agisce con le stesse modalità del karma materiale, ma è più sottile, perché essendo pensieri, nascono e ci gestiscono con una certa forza, convincendoci che noi sappiamo bene cosa stiamo pensando e cosa stiamo facendo. Ecco però, che in aiuto ci viene la purificazione. Mantra e visualizzazioni. Sono due mezzi potenti per spezzare il karma della mente. E’ necessario quindi farsi dare iniziazioni di Mantra e di visualizzazioni da un Maestro qualificato, affinché anche il karma dei pensieri sia eliminato.

 

 

Meditazione e semplicità


 

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Certo, estrapolare un significato alla meditazione è un po’ come raccontare storie dal senso contorto, ma infondo è una semplicità che possiamo sperimentare. E la meditazione nel buddhismo può apparire ancora più difficile.  Serve un forte desiderio che deve nascere dal proprio modo di essere. Ci sono persone che hanno capacità molto forti, ed entrano in meditazione con una certa semplicità, per altri appare più difficile, più complesso. Sembra che quando ci spiegano come meditare non riusciamo a comprendere bene cosa dobbiamo fare. Ma il fare, nella meditazione, riguarda pratiche di visualizzazione, che sono date solo dopo aver compreso come si medita. Il problema è che comprendere come si medita è possibile solo attraverso l’esperienza.  Il principiante deve iniziare comunque da zero. Il respiro aiuta a rilassare la mente, ma una volta rilassati, cosa facciamo? Ci godiamo il rilassamento? Stiamo bene, certo, ma forse la meditazione richiede qualcosa in più. La calma mentale è comunque il primo traguardo, necessario per rilassarsi dal continuo frastuono dei pensieri. Dobbiamo portare i pensieri ad un sussurro, perché estinguerli e quasi impossibile. La mente ha necessità di creare pensieri, è un fatto biologico. Le energie elettriche stesse del cervello, provocano continuamente scintille di pensieri. Quindi ci rimane un sussurro che continua a commentare il nostro operato. Una parte di questo sussurro è puramente distruttivo, e ci porta spesso a ritrovarci in un ragionamento complesso in men che non si dica. L’altra parte, più sottile, ci indica il cosa fare. Le sue indicazioni sono per lo più trasmesse a sensazioni, più che a parole. Sussurri come calma, silenzio, lascia andare, rilassati, vai, non afferrarti, emergono per dirigere il nostro stato interiore verso l’attenzione concentrata, mentre i dialoghi emergono per distrarci da quello stato. Se vi chiedete il perché, state smettendo di meditare.Quando il maestro vi dice di lasciare andare, lasciate andare. In questo modo, lentamente, con il tempo, vi troverete a meditare senza sapere di saperlo fare, ma lo state facendo. L’esperienza vi dirà che lo avete fatto bene, e che non ci sono premi per questo. C’è solo il desiderio di volerlo rifare ancora. Quando realizzerete questo stato, avrete appreso come si medita. Ed allora potrete integrare gli insegnamenti dei vostri maestri. Senza questa esperienza, non avreste modo di capire perché la meditazione è così importante. Ci vuole costanza, pratica ed una vera ispirazione ai mondi spirituali, altrimenti, prima o poi, si smette.

 

 

Meditare in compagnia


 

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C’è una differenza tra uno yogi che pratica in solitudine, e quelli che praticano spesso in compagnia. Gli yogi non fanno pratiche tipo le sahadana, ma eseguono per lo più esercizi interiori, i praticanti in generale, praticano sadhana spesso in compagnia. Alcuni preferiscono praticare da soli, si sentono più concentrati, ed in un certo senso è vero, le pratiche in solitudine sono appaiono più attenzionate. Ma è anche vero che le pratiche assieme ad altri, hanno un valore superiore, specie per i principianti ma non solo. Non so se vi è capitato di partecipare a ritiri dove tutti assieme si eseguono delle sadhana. Quando si è in armonia con l’intero presente, con tutti i presenti, e con il maestro, accade che, se siete attenti, potreste avere una esperienza veramente notevole. Durante la recita della sahdana, specie nella recitazione dei mantra, si concentra un’area, al centro della sala, in alto, dove si percepisce l’essenza della pratica, come se fosse indirizzata in un punto ben preciso. Questo punto immaginario, prende corpo come se fosse qualcosa di reale, non lo si vede con gli occhi ma lo si può percepire chiaramente. L’esperienza che se ne ottiene, è una forte spinta ad entrare in meditazione, nel silenzio che segue il mantra. Se siete abbastanza attenti, potrete percepire la forza che scaturisce da questo punto come ‘costruita’ da tutti i presenti, e non solo dalla forza del Lama. Lasciandovi andare nella vostra silenziosa mente, avrete esperienze di meditazione profonda, tanto che spesso ne percepite la profondità soltanto finché ci siete ‘dentro’, poi, quando ritornate a comunicare con gli altri, può accadere di dimenticarvene, ma vi rimane un senso di profonda serenità che invade tutto il vostro essere. Così, la meditazione in gruppo, è capace di infondere un’energia che in altro modo non potreste sperimentare. La meditazione solitaria, si rifà invece a processi di ‘canali’, di ‘tigle’ di energie sottili, che richiedono proprio una concentrazione priva di distrazioni, e per questo non la si pratica in compagnia, perché in quei casi, anche un respiro non ‘corretto’ vi potrebbe distrarre da stati profondi che sono l’essenza da realizzare in quei casi. La meditazione, comunque sia, è di grande beneficio sia per i praticanti che per coloro che vogliono cercare un momento di serenità e di chiarezza mentale. E’ sempre qualcosa di utile, e fa un gran bene all’intero nostro essere, sia fisico che spirituale.

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Non si può considerare un sentiero iniziatico alla stregua di una religione. Sono cose separate, seguono percorsi diversi e scopi diversi. Una religione crea icone da adorare e venerare, un via iniziatica crea icone che sono parte di se stessi. La preghiera, benché rimanga una forte liberazione emotiva, la si rivolge per ottenere qualcosa, che sia per se o per gli altri, poco importa, lo scopo è quello di ottenere qualcosa per qualcuno o anche per tutti gli esseri senzienti. Il silenzio dell’iniziato, invece, deve percorrere l’intera capacità interiore per esprimersi dall’altra parte di ciò che siamo.  Questo silenzio è ciò che l’iniziato esprime in un atto di potenza interiore, lasciato scorrere nello strato più sottile del proprio essere, senza essere più cosciente di essere tale. Questa è la preghiera che supera ogni ostacolo e viene ascoltata da chi ascolta. Ho letto preghiere veramente bellissime, oltre a quelle note in diverse religioni, ed alcune toccano veramente il cuore con fortissima emotività. Ma è, appunto, emotività. Nello scorrere dell’esperienza diretta di questa vastità, che definisco spirituale, perché non ho un termine più preciso, ciò che accade deve essere libero da ogni condizionamento, e per realizzare questo stato non basta realizzare il silenzio dello stato mentale. Si deve andare ancora più in profondità. Questa profondità è un’esperienza, o la si  fa direttamente, o non si capirà mai di cosa sto parlando. Va oltre le spiegazioni possibili, è proprio un’esperienza che quando tenti di spiegarla sai che non puoi farlo, ed allora taci. Il punto fondamentale rimane l’avere iniziazioni da maestri che hanno realizzato quanto stanno dando, solo attraverso la trasmissione diretta si possono aprire i canali necessari all’esperienza di quanto si pratica. Oggi accade che i maestri siano tantissimi, e che in ogni città, più o meno, arrivino grandi maestri. Ma raramente arrivano maestri che danno iniziazioni complete su pratiche di una certa importanza. Questo anche perché un maestro che ti da una certa iniziazione,  deve poi farsi carico di seguirti. Non può darti una iniziazione se poi non ti segue nel momento del bisogno. E’ necessario un contatto diretto e che abbia una certa costanza. Se noi vediamo il nostro maestro una volta all’anno, o ogni due anni, anche se riceviamo grandi insegnamenti, staremo a scervellarci per mesi e mesi su qualcosa che pensiamo sia corretto, mentre non lo è. Il maestro deve dare conferme e correzioni di rotta quando si entra in certe iniziazioni, ed è per questo che in Italia si hanno pochi iniziati di grande esperienza. Le difficoltà sono molte, e non tutti possiamo abbandonare tutto per vivere da monaci o in un monastero. Quindi, per quelli come me, è importante capire bene quanto appreso. Accettare consigli da meditanti più esperti, e quando possibile, stare con il maestro e tempestarlo di domande. J


 

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Seguendo le vie della conoscenza, proprio con l’intento di conoscerle, si incappa spesso in contraddizioni piuttosto forti. Le vie esoteriche iniziatiche, mantengono un forte riserbo sulle modalità operative, e spesso si trovano testi scritti da grandi personaggi di tali vie, dove c’è di tutto ma non si viene a capo di nulla. Su questi libri, spesso, nascono vie con facsimili di maestri che insegnano quanto appreso dai libri, senza mai avere incontrato un vero maestro ed averne ricevute le reali e giuste iniziazioni. Accade così che nascono gruppi di meditanti,  di iniziati che non sono iniziati a niente. Lavorano molto, cercano anche di credere in ciò che fanno, ma rimane il fatto che oltre a quanto letto non riescono ad insegnare, tranne nei casi in cui entra in gioco una fervida immaginazione, e si creano icone e personaggi presi da diverse tradizioni, formando così una via del tutto nuova, intrigante, affascinante, ma sempre priva di reali iniziazioni. Spesso, queste mezze-vie, portano anche danari facile, ed a volte, la storia racconta, si è arrivati anche a sottomettere psicologicamente, delle persone ricche per avvantaggiarsene economicamente. Nella storia recente, intendo da poco più di un secolo a questa pare, si trovano eminenti nomi, ancora oggi venerati, che non hanno assolutamente dimostrato di aver acquisito le conoscenze, ed i poteri che queste vie dovrebbero dare per essere considerate tali. Molti sono i personaggi finiti male, con seri problemi di salute, alcuni sono impazziti, altri si sono gravemente ammalati, coinvolgendo in queste negatività anche i loro famigliari. Eppure, di molte di queste pseudo vie esoteriche permangono discepoli anche ai nostri giorni, che continuano a perpetuare insegnamenti senza una reale capacità operativa a livelli spirituali di certa conoscenza, e quindi di sicuro frutto. Quando si vuole accedere a vie iniziatiche esoteriche, compreso il buddhismo, si accede ad una via dove l’insegnamento iniziatico è estremamente importante, ed è importante accertarsi che il maestro che ti da tale iniziazione, l’abbia realmente ricevuta a sua volta ed anche realizzata, altrimenti non sta dando iniziazioni, ma semplici spiegazioni su come dovrebbe funzionare tale pratica. Infatti quando poi la si mette a frutto, se non si ricevono segni inequivocabili che l’iniziazione ci sia stata è il caso di allarmarsi, perché si stanno utilizzando forze ed energie non controllabili e senza alcuna protezione. La pratica della meditazione, fino ad un certo punto, richiede più che altro una certa enfasi, specie per i principianti, che li faccia rendere conto che è una via che può dare molto, ma quando si passa a sentire il bisogno di qualcosa di più, allora si entra veramente nella via, e gli insegnamenti diventano parte integrante della propria esistenza, abbandonando completamente ogni dubbio. A questo punto il discepolo ha bisogno di verificare con chiarezza le capacità del proprio maestro, anche andando a chiedere ad altri maestri se costui ha realizzato veramente quanto dice. Il non farlo, può portare veramente verso un baratro di sofferenze. Le vie iniziatiche non sono facili da percorrere, e sono sempre affiancate da un forte pericolo per se stessi e per gli altri.

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