Meditare è facile –


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Secondo gli insegnamenti di meditazione, in genere si dovrebbe acquisire quasi da subito una certa differenza tra il prima e il dopo averla praticata. Se si inizia da zero a praticare qualsiasi tipo di meditazione, si dovrebbero avere degli ‘effetti’ nell’arco di cinque sei sessioni. La pratica della meditazione ha effetti quasi immediati sull’umore, calma veramente la mente. Per ottenere questo risultato non è necessario fare ore di meditazione. Bastano venti minuti al giorno costanti, senza saltarne nessuno.

La semplice costanza, il semplice stare seduti con gli occhi chiusi o socchiusi, la calma del respiro, il senso di silenzio, sono sufficienti per trasformare lo stato d’animo di chiunque.

Guardandoci attorno però, accade che non riusciamo a recuperare questi benedetti venti minuti. Sembra che quando dobbiamo fare qualcosa per noi stessi, il tempo prenda a correre e ci lascia senza possibilità di recuperarne un po’ per noi. 

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Quando capita così, succede che la mente ha ricevuto il messaggio. La mente sa che tu vuoi meditare, ed appena riceve questa notizia, entra in allerta. E’ incredibile credere una cosa del genere, ma accade proprio così. La mente pensante non vuole meditare e ti ostacola.

Si, ma se la mente è mia deve fa quello che voglio io! O no?

Forse o no..

Perché la mente non fa facilmente quello che vogliamo noi. Piuttosto, il più delle volte Noi facciamo quello che vuole la mente.

Entrare in sintonia con ciò che vogliamo noi e ciò che vuole la mente è una possibilità che dà la meditazione.

Se poi volete approfondire questo argomento, vi ricordo sul mio sito www.pietroscala.com

troverete un ebook singolo, in un’unica soluzione, ed un corso della durata di sei mesi, una lezione a settimana che trasformerà molti dei vostri concetti rendendoli pienamente fruibili nella vita di ogni giorno.

 

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La via del bodhisattva – bodhisattvacharyavatara . (Shantideva)


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pubblicato da me con il nick Serpanio su Ciao.it

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Alla fine degli anni ’70, mi è stato dato questo libro al Centro buddhista di Pomaia. Ho ancora la copia ciclostilata, e durante un insegnamento mi era stato consigliato di leggerlo più volte. Ho seguito il consiglio, e l’ho letto molte volte. Personalmente credo sia uno dei 10 libri (posso portarne solo 10? 🙂 )che porterei con me sull’isola deserta.
Shantideva è uno studioso dell’8° secolo, ed è inquadrato nella scuola di pensiero Madyamaca, una linea di pensiero filosofico del buddhismo che risale a Nagarjuna, fondatore della scuola Mahayana. Questo testo, scritto in quartine, o meglio, in stanze, è un viaggio nella propria esistenza e nella conoscenza che forma una base importante per tutti i buddhisti, tanto da essere studiato ancora oggi sia nella scuola Mahayana che nel Vajrayana. Il guerriero, ovvero il Bodhisattva, è colui che ha iniziato il percorso verso la propria Illuminazione nel tentativo, una volta realizzata, di poter aiutare tutti gli esseri senzienti. Questa visione, è andata in contrasto con le prime scuole del buddhismo, quella della scuola Hinayana, che predicava la liberazione propria, la propria realizzazione, lasciando da parte la visione di aiutare gli altri. Shantideva porta, con queste stanze, una visione particolare di quella che è la vita intesa da un punto di vista di chi vuole agire correttamente, al di là anche del proprio tornaconto personale. Le stanze sono scritte in modo da dare chiari esempi di ogni situazione di vita, e non mancherà di certo di creare contrasti con la nostra attuale vita e visione del mondo. E’ da considerare che è stato scritto nel’8° secolo e che comprende anche visioni che ormai non sono più consone ai nostri tempi, ma è capace di farci riflettere ad ogni passo, ad ogni pagina sulla nostra condizione interiore ed esteriore, mettendoci dinanzi a frasi così semplici che scardinano la nostra percezione del mondo statico, materiale, proiettato verso un futuro che non ci lascia intravedere prospettive liberatorie. Shantideva, con pochi versi, distrugge la nostra falsa solidità di base, portandoci in un mondo che pur conoscendo benissimo, non comprendiamo a pieno nella nostra anima.
La saggezza espressa in questo libro è Amrita, l’eccellente bevanda degli dei.

“Perché essere infelici per qualcosa se ad essa esiste rimedio?
E qual è l’utilità di essere infelici per qualcosa se ad essa non esiste rimedio?”

Questo libro è un viaggio in ciò che è l’etica buddhista, argomento molto importante in questa Via. E’ la corretta visione di come la mente del meditante dovrebbe approcciarsi alla propria crescita interiore, tralasciando le contraddizioni, le concezioni errate, le visioni egoistiche. Nel primo capitolo descrive “La mente dell’Illuminazione” evidenziando un processo di crescita attraverso le qualità positive necessarie. Nel secondo capitolo vi porterà nella coscienziosità delle proprie visioni del mondo ed invita a rinunciare alle superficialità. Passa, al terzo capitolo, a come abituare la mente alla vigilanza naturale di quanto accade nella nostra vita, e prosegue con le istruzioni ed i consigli su come sviluppare la pazienza.
Una volta appresi quest importanti suggerimenti, entra nei dettagli dello Sforzo Entusiastico, quella parte che elimina la pigrizia e la procrastinazione fino a condurvi al desiderio di sperimentare ‘La Meditazione’, dando suggerimenti di elevato valore.
In questa parte troverete sicuramente argomenti che entreranno in conflitto con ciò che è la nostra mente comune, la mente che ha i suoi limiti e le sue visioni del mondo. Ma non dimenticate mai che qui si è nel capitolo Meditazione, e che ciò che spiega è visto dal punto di vista dell’analisi meditativa, dal punto di vista della mente al di là dei propri attaccamenti e delle proprie opinioni. Si è in un campo di analisi che personalmente definisco ‘scientifica’, e quindi non deve intaccare la vostra naturale esistenza sociale. Tutto questo vi porterà infine, alla visione della Saggezza, quella fonte interiore che tutto comprende e che ha realizzato il suo stato di piena serenità, libera da attaccamenti, da frustrazioni e da concetti errati.
Il libro termina con un capitolo sulla ‘Dedica’, in quanto nel buddhismo, quando si pratica, quando si studia, quando si apprende, si termina sempre con il dedicare i benefici di quanto fatto, a tutti gli esseri senzienti. Buona lettura!

Scopri il buddhismo


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Ti è mai capitato che dopo aver letto informazioni sul buddismo sia nata in te la curiosità di approfondire l’argomento?

Questo ebook si propone proprio per darti quelle informazioni che suscitino in te la voglia e il desiderio dicontinuare o iniziare a conoscere il credo e la cultura buddhista.

In particolare in questo viaggio alla scoperta delle basi del buddhismo l’autore tratta le seguenti tappe:

–      Cos’è il buddhismo

–      Cosa ha insegnato Buddha

–      Le diverse scuole buddhiste

–      I suggerimenti per la giusta meditazione

–      I regni del buddhismo

–      Le doti dei buddhisti

–      La concezione di morte e rinascita

–      La pratica

–      I Mantra

–      I Maestri e come scegliere il Maestro giusto

–      I 5 Sentieri

Queste sono solo alcune delle tappe di questo viaggio verso e all’interno del buddhismo. Quindi se sei un principiante e vuoi avvicinarti al buddhismo questo ebook fa proprio al caso tuo: qui troverai le giuste indicazioni per intraprendere il tuo nuovo percorso spirituale in cui potrai scoprire il tuo Essere migliorando la condizione della tua vita.

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Vuoto e Vacuità


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Una delle parole che fanno parte di un comunicare diverso è ‘vuoto’. C’è sempre in noi, si dice, una marea di pensieri che non ci permettono di rilassarci, di trovare un attimo di respiro senza nulla pensare. Questa parola è causa di molte interpretazioni errate. Quando di qualcosa si dice ‘vuoto’ significa che non vi è nulla se non l’aria che la completa, se è parte di materia. Questa parola è associata a uno stato mentale. Si dice che la meditazione, per essere efficace, deve raggiungere lo stato di vuoto. Così, chi vuole sperimentare questo stato, lotta, anche se con calma, contro i pensieri, fino al punto di creare questo vuoto. Una volta realizzato lo stato, si rimane in assenza di pensieri, e si ottiene ciò che si stava cercando, cioè il vuoto. Nessun pensiero, nessuna sensazione, nessun disturbo, nessun movimento. In questo momento, si è diventati un pezzo di legno secco, caduto da un albero. Quindi lo scopo della meditazione è di diventare un pezzo di legno? Un’esortazione di un maestro a un discepolo recita proprio così: Lasciati andare come un pezzo di legno secco.

Ma la meditazione non è diventare un pezzo di legno, non è acquisire questo stato di vuoto. La traduzione corretta dello stato meditativo è ‘vacuità’.

La vacuità non è vuoto. E’ non-presenza. Non presenza di attenzione a ciò che accade nella mente. La vacuità è uno stato di leggerezza del contenitore dei pensieri. E’ uno stato d’indefinibilità dei processi mentali e degli attaccamenti che ne derivano. Che ci siano pensieri o meno non ha alcuna importanza. L’attenzione acuta che permette ai processi mentali di essere seguiti, è rilassata. Non c’è interesse a ciò che accade, si rimane in uno stato di vacuità dove vi è un flusso di vacuità. Non qualcosa che esiste o non esiste, non ha importanza. In questo stato si amplia la coscienza di sé. Avviene spontaneamente, perché abbiamo realizzato uno stato di calma mentale e di vacuità. Si dice che l’unione di vacuità e compassione, producano saggezza. Ma questa compassione non è da ricercare, deve emergere spontanea in questo stato. Non si chiede di essere buoni o di non esserlo. La vacuità permette il sorgere di compassione. Il vuoto permette il sorgere d’ignoranza. La differenza è difficile da percepire, ma finché non si percepisce questo stato, si continuerà a vagare nel vuoto.

I tre io


 

primavera_sardegna_cagliari_is_mortorius  http://spazio.libero.it/amnerisdgl1/

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Continuo ad annoiarvi con le mie riflessioni da meditante J.

Devo ammettere che alcune cose che scrivo, dipendono da quello che leggo nei vostri blog, dove vivo le vostre ‘avventure’, spesso piene di tristezza e perfino di depressione. Leggendovi apprendo e scopro che quanto ho sperimentato, e sto sperimentando, attraverso la meditazione, mi ha aiutato a crescere in maniera importante. Considerando questo come utile a chi mi legge e come utile a me stesso, emergono questi argomenti con naturalezza.

Quando pensiamo, quando la nostra mente è in agitazione, possiamo vedere alcune cose che hanno la forza di aiutarci a comprendere il nostro stato interiore e aiutarci da soli a uscire da situazioni stressanti. Il pensiero sorge continuamente, con un minuscolo attimo di pausa tra l’uno e l’altro. Osservano con un po’ di attenzione ci possiamo accorgere di alcuni fattori importanti. Il primo è che la mente sta creando pensieri, il secondo è che questi pensieri stanno riferendosi a qualcuno, il terzo è che al di sopra di questi due, c’è ancora qualcuno che osserva.

La nostra mente agisce sempre in questi tre campi. Il pensiero si forma e lo osserviamo dandogli attenzione. Quando cominciamo a renderci conto di questo, la mente si sente osservata. Quando la mente è osservata con attenzione, rallenta la produzione dei pensieri e diventano più chiari. Riusciamo a comprenderli anziché lasciare che ci creino confusione. Osservare il pensiero è uno dei principali insegnamenti che ci sono dati nel buddhismo, ma in generale fanno parte di tutte le meditazioni. L’osservazione calma la mente.

Nel secondo caso, c’è un ‘io’ che ascolta, analizza e decide il corso dei pensieri. Potremmo dire che è il nostro sé. Una specie di giudice interiore che decide cosa scegliere tra questi pensieri e che ci porterà a prendere decisioni. Il pensiero è sempre osservato da questa nostra ‘altra parte’. Il metodo per liberarsi dallo stress sta nel dare più attenzione a questo sé, a questa parte che osserva. E’ la parte di noi che sa quando qualcosa non è corretta. Sa quando stiamo per fare qualcosa che ci aiuterà o che ci danneggerà, è la parte che contiene la nostra etica. Non mente mai, ma possiamo far finta di non sentirla e continuare a vivere nel caos.

La terza parte sta sopra questi due eventi. È chiamato ‘testimone’. Non è posizionabile in un luogo della mente, ma la sua presenza è percettibile. E’ quella parte di noi più ampia, che comprende anche l’esterno del nostro corpo. E’ una ‘sensazione’, una presenza. Questa presenza osserva tutto ciò che avviene in noi e appare come fosse un alone che ci circonda. Non da giudizi, non forma pensieri. E’ la presenza della nostra esistenza, se volete, è l’aura della vita, l’energia vitale che sempre ci avvolge. Siamo più grandi di un ristretto cranio che protegge il nostro cervello.

Se l’attenzione è posta su questo terzo punto, i pensieri arrivano anche a cessare. Se ci concentriamo su questa sensazione che non ha forma fisica, l’attenzione si acuisce e i pensieri nascono liberi, rari, chiari e capaci di darci bellissime emozioni. Concentrarsi per pochi minuti su questo, ogni giorno, cambierà il nostro ciclo di pensieri stressanti, dandoci una sensazione di ampiezza che è la nostra reale natura.

Esperimenti di meditazione


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Vi sono diversi studi scientifici riguardo alla forza della meditazione, che per alcuni possono essere un aiuto a dedicarci un po’ del proprio tempo. Molti studi che affrontano argomenti particolari, sono, naturalmente, fatti negli USA. In uno di questi studi, fatto alcuni anni, fa durante la guerra in Libano, sono stati portati direttamente dagli States trenta persone che sono state addestrate alla meditazione. L’addestramento è avvenuto con esperti maestri che hanno anche indirizzato i meditanti a concentrare la loro energia verso la pace e la serenità. Queste trenta persone sono state portate nei territori di guerra, dove il giorno prima c’erano stati bombardamenti, e sorvegliati a distanza da militari, si sono seduti in meditazione contemporaneamente. Sul territorio, vi erano diversi osservatori, tra i quali medici e militari, che avevano il compito di rilevare ogni evento possibile. Oltre a questo, i comandi delle forze armate, erano state invitate a comunicare tutte le informazioni richieste. Un lavoro di precisione, anche perché parte dell’esperimento, era finanziato dalle forze armate americane. Le trenta persone hanno meditato per circa sei ore, con brevi interruzioni di uno o dell’altro, ma sempre con la maggior parte di loro in stato meditativo. I risultati sono stati, per loro, abbastanza sorprendenti, ma i maestri lo affermano da sempre.

Per circa dieci ore, quel giorno, si sono ridotte del 70% i bombardamenti. Non ci sono stati incidenti se non di lieve entità, e non vi è stato alcun morto.

Ma un esperimento, non basta ad averne una conferma. Lo stesso esperimento è stato fatto in una zona dell’Africa, dove la guerra impera da anni, e i risultati sono stati simili. Niente attacchi, niente morti per quasi il doppio del tempo che i meditanti erano in azione.

E poi, è stato deciso di farlo anche a New York, con quasi duecento meditanti. Anche qui, i risultati non sono mancati. Durante il giorno di meditazione, le rapine sono diminuite del 60%, e gli omicidi sono scesi dell’80%. Sono diminuiti gli incidenti di diversa natura e a molti intervistati è apparsa come ‘una buona giornata’.

Secondo questi studi, attraverso una formula matematica, si è stabilito che se solo otto milioni di persone fossero impegnati a ogni ora del giorno nella meditazione, in diverse parti del mondo, si conoscerebbe una nuova era di pace e serenità. Ma allo stesso tempo, personalmente, penso che si cercherà di evitare sempre che ciò avvenga, perché gli interessi dei ladri di energie faranno sempre di tutto affinché non accada.

Calma e preghiera


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Tra i tantissimi metodi che esistono per trovare un po’ di calma mentale, quello più diffuso è sicuramente il respiro. Concentrandosi sul respiro si ottiene velocemente uno stato di calma mentale. Basta sedersi comodamente, con la schiena dritta, braccia e gambe rilassati, bocca chiusa, ed inspirare lentamente. Anche se siete agitati, provate a farlo.

Inspirate lentamente, trattenete due tre secondi, ed espirate lentamente. Fatelo per dieci respiri, e poi rilassatevi. La mente è calma. Per qualche istante i pensieri rallentano fin quasi al silenzio per poi  riprendere. Mantenere lo stato di silenzio è molto difficile. Così, molti che esercitano questo metodo, dopo pochi minuti, ritornano al caos, anche se con più tranquillità mentale. L’esercizio è utilissimo, ma rimane il fatto che nessuno ci dice cosa dobbiamo farne di questo silenzio.

Per chi lo esegue con lo scopo di rilassarsi, il tutto dura sicuramente troppo poco affinché se ne abbia un beneficio, mentre per chi pratica sistemi di meditazione legati a un Sentiero, sa sempre cosa fare dopo, perché la respirazione non è per cercare la calma, ma per innescare un processo che va oltre. Allora, chi esegue l’esercizio soltanto a scopo di calma mentale, una volta raggiunto questo stato di calma, deve rimanerci dentro, affinché abbia dei buoni risultati, e per rimanerci dentro è necessario fare alcune cose. Una molto semplice, è quella immaginare vivamente un fiore, che può essere una rosa, un fiore di loto, o comunque un fiore che vi piace molto. Lasciate lontani i pensieri e concentratevi sull’immaginare questo fiore come se lo vedeste con gli occhi. Cercate di vederne i colori, la rugiada, di sentire il venticello che lo avvolge, di percepire il suo profumo. Rendetelo vivido fin quando vi sembrerà di poterlo quasi cogliere. Fate che questo esercizio duri dieci, quindici minuti, e poi rilassatevi in questo silenzio, finché dura. Ne uscirete sereni e completamente trasformati di quando avete iniziato l’esercizio.

Un altro modo di sfruttare al meglio questo silenzio, che si ottiene con la respirazione, è quello di rilassarsi in questo silenzio, e concentrarsi su ciò che voi pensate che sia quello che è chiamato Dio, o Spirito, o Essenza. Cercate di concentrarvi su questa visione che avete del ‘tutto’, e quando vi sentirete a vostro agio, potete formare dei pensieri come forma di preghiera. Se ne avete qualcuna che vi piace, recitatela mentalmente, ma con sincera intensità. Portate il senso di queste parole ad un livello emotivo importante, e lasciatevi andare a questa preghiera. Ricordate però, che deve esserci sincerità, e che la preghiera non deve essere una richiesta puramente banale o del tutto materiale, dovrete integrare in essa la parte più spirituale di voi stessi.

Potete anche chiedere che qualcosa vada bene, ma non chiedete mai che qualcosa vada male per voi o per altri. Questo provoca karma negativo a livelli forti. In questo stato, voi non state parlando con un’entità che definite Dio o altro, ma state comunicando con la vostra parte più interiore. E’ il momento in cui siete più vicini a voi stessi. Ermete Trimegisto scriveva: Dio è una sfera il cui centro è ovunque, e la cui circonferenza non è in nessun luogo. – Quindi questo centro è ovunque, libero da ogni limite esterno.

Il centro siamo noi stessi e noi stessi siamo ovunque. La preghiera non è indirizzata a qualcuno, a un dio o altro, è dentro di noi e non deve andare da nessuna parte. Semplicemente, ci avviciniamo al centro di noi stessi, e in noi stessi si muovono le energie positive che ci aiutano. Cercare queste energie all’esterno di noi significa allontanarsi dal nostro stesso essere.

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