Uno sfigato


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Terminate le feste di fine anno, ci ritroviamo di nuovo dinanzi alla routine quotidiana della sopravvivenza. So bene che non tutti operano nel mondo per sopravvivere, tantissimi ci vivono alla grande. Io sono tra gli sfigati che si fanno il mazzo per andare avanti in una quasi impossibile sintonia con la rincorsa alle cose da pagare. Sono sempre superiori alle mie possibilità, e le mie possibilità sono sempre minori. Così inizia il nuovo anno con vecchi ostacoli ad una vita economica più serena. Per di più, da ogni parte, non si fa altro che ricordarmi che andrà ancora peggio. Sembra che ci sia una specie di gara a chi ci spaventa di più. In primis il governo, che continua a suggerirci che anche se lavorano come dannati non riescono a trovare soluzioni ai nostri problemi economici. Già, ai nostri… i loro li hanno risolti e li risolvono egregiamente ogni giorno. Così, rimuginando soluzioni, me ne sovviene una in particolare molto interessante: perché non facciamo tutti i politici? Con uno stipendio simile potremmo stare tutti bene. Oppure potremmo optare per incarichi super pagati di ogni tipo. Certo, mi direte che non ne abbiamo le capacità. Ma osservandoli, non è che ci vogliano così grandi capacità. Non vedo alcuna persona tra queste portatore di novità politiche interessanti. Avendo un’età avanzata, e cercando di ricordare vecchi personaggi, non mi riesce di accostare questi presenti ad molti del passato. Non che fossero migliori, ma almeno avevano qualcosa da dire che appariva come ‘nuovo’. Oggi mi sento discorsi che ho già sentito da questi vecchi, discorsi riciclati, ricalcati, ripetuti. Non hanno più nemmeno inventiva. La fondazione dell’Unione Europea ci ha tolto anche l’inventiva dialettica, settore dove l’italiano riusciva a cavarsela piuttosto bene.

Appare comunque insolito il fatto che una Nazione di inventori come gli italiani abbiano perso quasi del tutto questa prerogativa. Non abbiamo più capacità inventiva. In qualche modo ci hanno portati ad una specie di ‘uguaglianza al ribasso’, amalgamandoci con le altre Nazioni che queste qualità non le hanno mai avute. Non comprendo il senso di tutto questo ‘abbassare il livello’ della nostra esistenza. Ma come ho detto, sono uno sfigato, quindi non è che mi riesce di comprendere il tutto. Però ci provo.

pietrochag

🙂

 

Disney e Einstein


.. e qui ripiove...

.. e qui ripiove…

Ho letto una piccola biografia di Walt Disney, uno dei personaggi più creativi dei nostri tempi. Il suo lavoro l’ha sempre appassionato, ed è partito praticamente da zero, come disegnatore. Ha iniziato poi a sperimentare l’animazione, fino a diventare qualcosa che forse nemmeno lui si aspettava.

Il successo di topolino, in America, e poi nel resto del mondo, è forse il più famoso cartone animato che sia mai esistito. E’ tradotto in un centinaio di lingue diverse, e negli ultimi anni, le storie sono scritte e disegnate da persone di ogni Nazione.

Disney, si dice, era trino, perché aveva tre atteggiamenti diversi, e quando andava alle riunioni, ognuno aspettava di vedere quale dei tre si sarebbe presentato.

Il primo Disney era il sognatore. Inventava le storie di fantasia.

Il secondo era il realista, che disegna le strategie,

il terzo era il critico, che deve essere in grado di trovare i punti deboli dell’insieme.

Si dice che nel suo ufficio ci fossero tre sedie e tre cappelli diversi. Così, a seconda di cosa doveva fare, si metteva l’uno o l’altro.

Con queste ‘manie’ ha creato un impero economico ed ha fatto divertire milioni di bambini, ed anche di adulti.

I suoi tre punti, sono stati comparati con altri grandi personaggi, e pare che il personaggio che gli somigliava di più, nell’usare queste tecniche, sia stato Einstein.

Cambiare è possibile


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Appare veramente difficile accettare concetti di cambiamento. Spesso, il cambiamento, ci appare come una forzatura. Il nostro modo di vivere ci fa apparire le cose sotto una luce di sicurezza. Sappiamo comunemente ciò che dobbiamo fare il giorno dopo. Lo sappiamo così bene che non ci poniamo alcuna domanda. Ogni cosa accade come se tutto sia già stato preordinato, e se qualcosa non va come sempre, ci sentiamo a disagio. Ogni volta che viviamo qualche situazione insolita, diversa, la nostra mente si allerta e si mette in posizione di difesa che, spesso, diventa di attacco a quanto si presenta come cambiamento possibile. Anche se continuiamo a ripeterci di voler cambiare, perché così non andiamo da nessuna parte, il timore, o anche la paura, di questo cambiamento, ci crea disagio. Attraverso questo meccanismo mentale, utilizziamo il metro del giudizio, così, se qualcosa è diverso alla nostra impostazione, lo condanniamo subito, senza mai andare a cercare informazioni sul perché c’è qualcosa di diverso negli altri. Detto in termini popolari, ‘nasciamo imparati’. Accettiamo soltanto ciò che entra nei nostri meccanismi, che sono formati da concetti già digeriti. Se la novità non fa parte dei nostri meccanismi, non la accettiamo. Il diverso, quello che non è come noi, è un disturbo. La diversità rimane tale finché non si conosce. Quando decidiamo di approfondire un argomento che riguarda una diversità, scopriamo mondi incredibilmente profondi e vasti.  Ma dobbiamo muoverci in quella direzione, dobbiamo accettare di indagare, di leggere, di capire. Le differenze sessuali, di razza, di religione, di Nazione, sono accentuate soltanto dalla mancanza d’informazioni. Una volta che ci informiamo, che conosciamo, il diverso non è più tale. Si possono avere gradi diversi, sia spirituali sia economiche o sociali, diversità anche nel concepire l’esistenza, ma la conoscenza porta a vedere gli altri come esseri sullo stesso percorso: tutti cerchiamo la felicità. Allora, se c’è una differenza, dobbiamo cercarla nei nostri limiti alla conoscenza, non nel colore della pelle. Il cambiamento si ottiene soltanto nella conoscenza. In primo luogo, accettando i propri limiti. Non sappiamo tutto del mondo, né degli altri. Non sappiamo tutto nemmeno di noi stessi, altrimenti non avremmo bisogno di conoscenza. Per accettare il cambiamento è necessario partire da se stessi, dal conoscersi, dall’indagarsi, dal far emergere chiarezza nella nostra stessa mente. Se non ho alcuna chiarezza sul chi sono, non potrò mai avere chiaro chi sei. Diventiamo specchi, in cui gli altri si specchiano, e nello specchiarsi, se siamo limpidi, li possiamo vedere. Se vedi una persona attraverso questa chiarezza, puoi aiutarla e puoi essere aiutato, ma se entrambi si è oscurati da pregiudizi e confusione, vedremo pregiudizi e confusione.

La Coscienza del Sole

Politica



I nostri politici sono stressati. Anche se noi pensiamo che siano dei benestanti che godono dei nostri soldi, sono certo che stanno vivendo un periodo di fortissimo stress e che stanno molto male. Da qualche tempo sono senza tv, e per adesso non ho intenzione di riaverla, ma vedo su internet le loro facce tristi e ma decise a salvare la nostra bella Nazione. Ognuno di loro sa come fare, e ne sono così convinti che gli uni e gli altri si scontrano per dimostrare quale sia la ricetta migliore. Leggo che i dibattiti si sprecano, i giornali scrivono articoli, i saggi saggiano il terreno del futuro per valutare cosa sarà di loro. Già, è questa l’impressione che ne ricevo, appaiono tutti indaffarati a salvarsi da una catastrofe imminente. Sembrano così intenti a salvarci che per farlo sono disposti a rimanere lì dove sono per anni ed anni. Rivelano tutta la loro compassione per noi. Per aiutarli a risolvere i loro problemi, molti imprenditori ed operai si stanno suicidando. Ma loro non se ne accorgono, sono troppo impegnati a salvare la Nazione. I giornali raccontano di alcuni di questi disperati che giungono alla tragica conclusione che hanno fallito nella loro missione in terra, ma la maggior parte non fa notizia, perché non sono aziende ricche, ma solo povera gente che ha sempre lavorato, e che ora, grazie a loro, non hanno più la forza di continuare. Nelle zone interne, dove la gente ha vissuto sempre con dignità, non si sopporta l’idea di chiedere aiuto,ma si va in banca, dove ti sbattono la porta in  faccia senza alcuna pietà e senza valutare umanamente, quanto sarebbe utile aiutare una persona in difficoltà. Ma le banche non hanno un cuore. E gli ordini che piovono dall’alto non sono discutibili. Forse sarebbe il caso invece di discutere, sarebbe il caso di cominciare a ragionare in maniera diversa, sarebbe il caso di non accettare più le condizioni che ci vengono imposte. Sarebbe il caso di cominciare ad informarsi su come poche persone gestiscono i capitali di una intera Nazione. Dove sono i soldi che prima c’erano? Bruciati in Borsa? Non mi risulta. Nessuna tv ha parlato di un incendio in Borsa. I soldi non si bruciano, sono in tasca ai pochi li hanno ‘prelevati’, perché non penso si tratti di operazioni fortunate. Quando si realizzano enormi capitali, non è per fortuna, è che si hanno piani ed informazioni per poterlo fare. Il mondo economico si è allontanato da noi. Bene, è tempo che anche noi cominciamo a pensare di allontanarci dal mondo economico. Cominciamo a parlare con i nostri anziani, e chiediamogli come fare per vivere come vivevano loro. Si, è utopistico. Ma da qualche parte è necessario ricominciare a rivedere il nostro sistema.

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