Silenzio


 

kailash-mansarovar

 

Nel silenzio del vasto Oceano dei Cieli,

lascio andare ogni pensiero.

Che la mente si acquieti,

perché è giunto il momento del riposo.

Ogni segno di movimento mentale è calmato,

ed il silenzio si diffonde.

Si apre la mente e perde la direzionalità.

Non vi è più avanti e dietro, né su o giù.

Un vento, che arriva da nessuno sa dove,

smuove  aria inesistente.

Ombre di chiare nuvole invisibili si muovono

in nessuna direzione.

E non vi è più pulsare. Non vi è più respiro.

Ampia e vasta la pianura senza terra.

Alte e regali le montagne del nulla.

Nulla cerca nulla.

E’ solo pace.

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Foglie secche


 

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E allora rendiamo il tempo che rubiamo all’eternità. Ci raccogliamo come secche foglie attorno al tronco delle nostre esperienze, senza pensare che un attimo di esistenza si è consumato dietro un rincorrere di speranze senza senso. Coinvolti in un mare di credenze, cerchiamo di dare un senso al nostro respirare, senza accorgerci che ogni respiro è parte di un infinito e di una eternità che non raccoglie masserizie per il lungo inverno. Quando il freddo ci accompagna al fuoco, ci manca amore, quando la sete ci accompagna alla fonte, ci manca compassione. Ogni cosa si mischia con il nostro senso di tempo, e ci porta a compiere azioni senza fine, finché un giorno siamo dinanzi ad essa. Nulla finisce. Ce lo dicono i Saggi, ma termina per noi oscuri viandanti, la cognizione di essere qualcosa oltre le nostre credenze. E allora rendiamo il tempo all’eternità, che non ne ha alcun bisogno. Siamo capaci di pensare di cavalcare un’onda, e questa esistenza appare in questo modo illusorio, ma l’onda è giù, è già Oceano. Piccoli frammenti di acqua scagliati nei cieli delle nostre fantasie. E ci leghiamo al tempo che ci serve per essere sbalzati in aria e per ritornare Oceano. Ecco, questo mi appare tempo, e non altro. Meticolosamente abbiamo appreso a dargli misura, ed in essa agire come se il tempo esistesse di per sé. Se il tempo esistesse potrei comprarne un po’, se fosse materia potrei riempirne un barattolo, ma dov’è il tempo se non nel comprendere che è qualcosa che buttiamo via? Vecchie e nuove credenze ci coinvolgono e ci sconvolgono, aggrappandosi alla nostra illusorietà e facendoci vedere città invece che sabbia.  Ma va bene la città, va bene l’illusione, ci appare come qualcosa. Il vuoto, il senso del non-qualcosa, non lo comprendiamo. Forse avendo altro tempo… illusioni. Se non riusciamo a liberarci dalle nostre credenze, il tempo è padrone. Prigionieri di noi stessi. Prigioni create per noi da altri che hanno più illusioni di noi.  Ce le vendono, ce le regalano, sono prigioni che hanno qualcosa che brilla, come l’oro, ma ormai dovremmo sapere che si tratta sempre e solo di illusioni.  Le nostre credenze sono dure a morire, più dure della stessa morte che accoglierà questo corpo. Avrà un bel da fare per dimostrami, quando sarà il tempo, che anche io sono morto. E per convincermi, dovrà dimostrarmelo senza tempo.

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