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Vuoto e Vacuità


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Una delle parole che fanno parte di un comunicare diverso è ‘vuoto’. C’è sempre in noi, si dice, una marea di pensieri che non ci permettono di rilassarci, di trovare un attimo di respiro senza nulla pensare. Questa parola è causa di molte interpretazioni errate. Quando di qualcosa si dice ‘vuoto’ significa che non vi è nulla se non l’aria che la completa, se è parte di materia. Questa parola è associata a uno stato mentale. Si dice che la meditazione, per essere efficace, deve raggiungere lo stato di vuoto. Così, chi vuole sperimentare questo stato, lotta, anche se con calma, contro i pensieri, fino al punto di creare questo vuoto. Una volta realizzato lo stato, si rimane in assenza di pensieri, e si ottiene ciò che si stava cercando, cioè il vuoto. Nessun pensiero, nessuna sensazione, nessun disturbo, nessun movimento. In questo momento, si è diventati un pezzo di legno secco, caduto da un albero. Quindi lo scopo della meditazione è di diventare un pezzo di legno? Un’esortazione di un maestro a un discepolo recita proprio così: Lasciati andare come un pezzo di legno secco.

Ma la meditazione non è diventare un pezzo di legno, non è acquisire questo stato di vuoto. La traduzione corretta dello stato meditativo è ‘vacuità’.

La vacuità non è vuoto. E’ non-presenza. Non presenza di attenzione a ciò che accade nella mente. La vacuità è uno stato di leggerezza del contenitore dei pensieri. E’ uno stato d’indefinibilità dei processi mentali e degli attaccamenti che ne derivano. Che ci siano pensieri o meno non ha alcuna importanza. L’attenzione acuta che permette ai processi mentali di essere seguiti, è rilassata. Non c’è interesse a ciò che accade, si rimane in uno stato di vacuità dove vi è un flusso di vacuità. Non qualcosa che esiste o non esiste, non ha importanza. In questo stato si amplia la coscienza di sé. Avviene spontaneamente, perché abbiamo realizzato uno stato di calma mentale e di vacuità. Si dice che l’unione di vacuità e compassione, producano saggezza. Ma questa compassione non è da ricercare, deve emergere spontanea in questo stato. Non si chiede di essere buoni o di non esserlo. La vacuità permette il sorgere di compassione. Il vuoto permette il sorgere d’ignoranza. La differenza è difficile da percepire, ma finché non si percepisce questo stato, si continuerà a vagare nel vuoto.

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Buona domenica


eraclito

Sono in movimento. Non potrebbe esser diversamente, se non lo fossi, sarei morto. Da quando avevo circa diciassette anni, ho cominciato a guardare le cose sotto punti di vista differenti a me stesso. Col tempo, poi, mi sono accorto che mi discostavo sempre di più da una visione ‘comune’, condivisa dai miei amici dell’epoca. Per qualche inspiegabile ragione, ho avuto sempre bisogno di sapere. Per qualche verso penso che sia dovuto al fatto che non sono potuto andar a scuola, infatti, ho preso la famigerata ‘terza media’ alle scuole serali, dopo il lavoro. Erano le famose ‘150 ore’ sindacali, dove eri istruito alla grande e infine ti davano la ‘terza media’. Mi dicevano che senza di quella non avrei potuto fare niente. Non me l’hanno mai chiesta da nessuna parte. Forse non mi serviva se non per colmare un divario statistico sulla Nazione.

Per quanto rammenti, non ho appreso nulla di nuovo, ignorante ero, e ignorante sono rimasto. Ho appreso qualcosa leggendo qua e là qualche libro. Così, ricordo un periodo, dove cercavo libri ‘scolastici’. Sentivo parlare di Carducci, di Greci, di filosofi come Platone, Socrate, ed anche Heidegger, Jung e di tanti altri che ogni volta che li sentivo nominare mi facevano sentire sempre più la mia mancanza di conoscenza. Così ho cominciato a leggerne qualcuno, con curiosità, cercando di capire perché fossero così importanti. Sicuramente non ci ho capito molto, ma di sicuro mi hanno colpito in qualche parte, perché la mia curiosità di sapere non si è mai fermata.

Si dice che non serve a nulla sapere, in alcune letture di filosofie orientali, è elevato l’ignorante, perché nella sua semplicità sa cogliere il senso dell’essere. Mentre l’istruito, il colto, si perde nel suo sapere e si eleva da solo, pregno della sua sapienza. Non so se ho fatto bene o male a leggere, non so se ciò che sono adesso, sia migliore o peggiore di ciò che sarei stato senza alcun sapere, ma sta di fatto che ciò che so, lo so.

Tutto questo sapere, pochino a dire il vero, mi ha portato fin qui, sulla tastiera a scrivere di pensieri che vagano in una mente e dove scelgo, con attenzione, cosa scrivere e cosa non scrivere. Scelgo i pensieri da condividere con questo schermo, che magicamente, trasforma uno spazio bianco, in segni neri.

E oggi va bene, va bene così. Buona domenica.

 

I tre io


 

primavera_sardegna_cagliari_is_mortorius  http://spazio.libero.it/amnerisdgl1/

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Continuo ad annoiarvi con le mie riflessioni da meditante J.

Devo ammettere che alcune cose che scrivo, dipendono da quello che leggo nei vostri blog, dove vivo le vostre ‘avventure’, spesso piene di tristezza e perfino di depressione. Leggendovi apprendo e scopro che quanto ho sperimentato, e sto sperimentando, attraverso la meditazione, mi ha aiutato a crescere in maniera importante. Considerando questo come utile a chi mi legge e come utile a me stesso, emergono questi argomenti con naturalezza.

Quando pensiamo, quando la nostra mente è in agitazione, possiamo vedere alcune cose che hanno la forza di aiutarci a comprendere il nostro stato interiore e aiutarci da soli a uscire da situazioni stressanti. Il pensiero sorge continuamente, con un minuscolo attimo di pausa tra l’uno e l’altro. Osservano con un po’ di attenzione ci possiamo accorgere di alcuni fattori importanti. Il primo è che la mente sta creando pensieri, il secondo è che questi pensieri stanno riferendosi a qualcuno, il terzo è che al di sopra di questi due, c’è ancora qualcuno che osserva.

La nostra mente agisce sempre in questi tre campi. Il pensiero si forma e lo osserviamo dandogli attenzione. Quando cominciamo a renderci conto di questo, la mente si sente osservata. Quando la mente è osservata con attenzione, rallenta la produzione dei pensieri e diventano più chiari. Riusciamo a comprenderli anziché lasciare che ci creino confusione. Osservare il pensiero è uno dei principali insegnamenti che ci sono dati nel buddhismo, ma in generale fanno parte di tutte le meditazioni. L’osservazione calma la mente.

Nel secondo caso, c’è un ‘io’ che ascolta, analizza e decide il corso dei pensieri. Potremmo dire che è il nostro sé. Una specie di giudice interiore che decide cosa scegliere tra questi pensieri e che ci porterà a prendere decisioni. Il pensiero è sempre osservato da questa nostra ‘altra parte’. Il metodo per liberarsi dallo stress sta nel dare più attenzione a questo sé, a questa parte che osserva. E’ la parte di noi che sa quando qualcosa non è corretta. Sa quando stiamo per fare qualcosa che ci aiuterà o che ci danneggerà, è la parte che contiene la nostra etica. Non mente mai, ma possiamo far finta di non sentirla e continuare a vivere nel caos.

La terza parte sta sopra questi due eventi. È chiamato ‘testimone’. Non è posizionabile in un luogo della mente, ma la sua presenza è percettibile. E’ quella parte di noi più ampia, che comprende anche l’esterno del nostro corpo. E’ una ‘sensazione’, una presenza. Questa presenza osserva tutto ciò che avviene in noi e appare come fosse un alone che ci circonda. Non da giudizi, non forma pensieri. E’ la presenza della nostra esistenza, se volete, è l’aura della vita, l’energia vitale che sempre ci avvolge. Siamo più grandi di un ristretto cranio che protegge il nostro cervello.

Se l’attenzione è posta su questo terzo punto, i pensieri arrivano anche a cessare. Se ci concentriamo su questa sensazione che non ha forma fisica, l’attenzione si acuisce e i pensieri nascono liberi, rari, chiari e capaci di darci bellissime emozioni. Concentrarsi per pochi minuti su questo, ogni giorno, cambierà il nostro ciclo di pensieri stressanti, dandoci una sensazione di ampiezza che è la nostra reale natura.

Calma e preghiera


meditazione

Tra i tantissimi metodi che esistono per trovare un po’ di calma mentale, quello più diffuso è sicuramente il respiro. Concentrandosi sul respiro si ottiene velocemente uno stato di calma mentale. Basta sedersi comodamente, con la schiena dritta, braccia e gambe rilassati, bocca chiusa, ed inspirare lentamente. Anche se siete agitati, provate a farlo.

Inspirate lentamente, trattenete due tre secondi, ed espirate lentamente. Fatelo per dieci respiri, e poi rilassatevi. La mente è calma. Per qualche istante i pensieri rallentano fin quasi al silenzio per poi  riprendere. Mantenere lo stato di silenzio è molto difficile. Così, molti che esercitano questo metodo, dopo pochi minuti, ritornano al caos, anche se con più tranquillità mentale. L’esercizio è utilissimo, ma rimane il fatto che nessuno ci dice cosa dobbiamo farne di questo silenzio.

Per chi lo esegue con lo scopo di rilassarsi, il tutto dura sicuramente troppo poco affinché se ne abbia un beneficio, mentre per chi pratica sistemi di meditazione legati a un Sentiero, sa sempre cosa fare dopo, perché la respirazione non è per cercare la calma, ma per innescare un processo che va oltre. Allora, chi esegue l’esercizio soltanto a scopo di calma mentale, una volta raggiunto questo stato di calma, deve rimanerci dentro, affinché abbia dei buoni risultati, e per rimanerci dentro è necessario fare alcune cose. Una molto semplice, è quella immaginare vivamente un fiore, che può essere una rosa, un fiore di loto, o comunque un fiore che vi piace molto. Lasciate lontani i pensieri e concentratevi sull’immaginare questo fiore come se lo vedeste con gli occhi. Cercate di vederne i colori, la rugiada, di sentire il venticello che lo avvolge, di percepire il suo profumo. Rendetelo vivido fin quando vi sembrerà di poterlo quasi cogliere. Fate che questo esercizio duri dieci, quindici minuti, e poi rilassatevi in questo silenzio, finché dura. Ne uscirete sereni e completamente trasformati di quando avete iniziato l’esercizio.

Un altro modo di sfruttare al meglio questo silenzio, che si ottiene con la respirazione, è quello di rilassarsi in questo silenzio, e concentrarsi su ciò che voi pensate che sia quello che è chiamato Dio, o Spirito, o Essenza. Cercate di concentrarvi su questa visione che avete del ‘tutto’, e quando vi sentirete a vostro agio, potete formare dei pensieri come forma di preghiera. Se ne avete qualcuna che vi piace, recitatela mentalmente, ma con sincera intensità. Portate il senso di queste parole ad un livello emotivo importante, e lasciatevi andare a questa preghiera. Ricordate però, che deve esserci sincerità, e che la preghiera non deve essere una richiesta puramente banale o del tutto materiale, dovrete integrare in essa la parte più spirituale di voi stessi.

Potete anche chiedere che qualcosa vada bene, ma non chiedete mai che qualcosa vada male per voi o per altri. Questo provoca karma negativo a livelli forti. In questo stato, voi non state parlando con un’entità che definite Dio o altro, ma state comunicando con la vostra parte più interiore. E’ il momento in cui siete più vicini a voi stessi. Ermete Trimegisto scriveva: Dio è una sfera il cui centro è ovunque, e la cui circonferenza non è in nessun luogo. – Quindi questo centro è ovunque, libero da ogni limite esterno.

Il centro siamo noi stessi e noi stessi siamo ovunque. La preghiera non è indirizzata a qualcuno, a un dio o altro, è dentro di noi e non deve andare da nessuna parte. Semplicemente, ci avviciniamo al centro di noi stessi, e in noi stessi si muovono le energie positive che ci aiutano. Cercare queste energie all’esterno di noi significa allontanarsi dal nostro stesso essere.

Mente di Luce


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Un modo particolare di aiutarsi nei momenti difficili, lo abbiamo a portata di mano, ma nessuno ci ha insegnato come utilizzarlo. Spesso, quando siamo in crisi per qualche motivo, la nostra mente agisce istintivamente portando alla luce tutto ciò che si abbina alla crisi. Se siamo in crisi, i nostri pensieri sorgeranno con toni di crisi e i pensieri saranno legati alla crisi, al problema che stiamo vivendo. E’ un atteggiamento del tutto automatico. Se siamo tristi, i pensieri che verranno, saranno di tristezza, se siamo felici, i pensieri che verranno, saranno di felicità. E’ una constatazione banale, eppure non entra a far parte della nostra normalità. Generalmente ci si lascia andare a quella dimensione, vivendola e soffrendo di quanto ci dà. Ma sappiamo bene che nessuno di noi ama il dolore. Vogliamo vivere serenamente e felicemente. Ci allontaniamo dai pericoli velocemente, ma rimaniamo incastrati nei pensieri di sofferenza, prolungandola oltre il necessario. Certo, anche la sofferenza ha la sua importanza nella vita, ma caderci dentro in maniera inconsapevole, non sempre è un bene. Ci porta a vivere in una specie di alone che gli altri percepiscono benissimo, e li coinvolgiamo nella nostra sofferenza. Il punto è che pensiamo di non poterci fare niente, ma non è così, possiamo fare qualcosa. Per farlo, però, è necessario intervenire, prendere l’iniziativa, lavorare su se stessi. Lavorare su se stessi è una frase che non dice niente in sé, anche perché i termini che utilizziamo per definire questo concetto, contengono parole che ci pesano solo a pensarle. Lavorare e, se stessi, sono due parole pesanti. Introducono in noi già un senso di stanchezza solo a pronunciarle. E allora operiamo su noi stessi. Operare su se stessi è già diverso, intende che facciamo qualcosa di dinamico, d’importante, di utile. Per uscire dalle crisi e dalle sofferenze, è quindi necessario operare dei cambiamenti a livello mentale. La mente non agisce in maniera coerente con i nostri bisogni, agisce in maniera meccanica, così come è abituata a fare. Un semplice esercizio che può aiutare, consiste nell’operare un cambiamento nei pensieri. E’ necessario un piccolo sforzo iniziale, ma è utilissimo. La mente ha bisogno d’informazioni e di comandi. Possiamo ordinare alla nostra mente, anche se non lo facciamo mai perché non ci siamo abituati. Ordinare alla mente, con un pensiero fermo, chiaro e forte, la costringe a eseguirlo. Strano vero? Eppure è proprio così che funzioniamo. Basta con questi pensieri di crisi! Voglio che tu, mente, non ci pensi più! Apri le finestre di questa buia stanza! Entri la luce! Voglio fiori e primavera! Voglio serenità! Vola via buio! Svanisci! Da questo momento in poi voglio Luce e vitalità! Pensieri di questo tipo, con tono sicuro e forte, cambieranno il corso dei vostri pensieri in positivo. A volte si pensa che per realizzare serenità o calma, siano necessari anni di meditazione e di studi. Non è vero, basta poco, basta abituare la mente, con calma, a fare quello che noi vogliamo che faccia. Ma dobbiamo osservarla dal punto di vista dell’osservatore, come dicevo nel post precedente. E’ anche vero che esercizi di questo tipo appaiono veramente semplici, ma non siamo noi stessi a scrivere spesso che le cose semplici sono le migliori della vita?

Ciò che conosce la mente


 

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La mente, con i suoi pensieri, e con tutti i suoi aggregati, è l’unica cosa che percepisce. Ciò che ci circonda è percepito, noi non siamo percepiti dalla terra, dal fuoco, dall’acqua o dall’aria. Siamo noi che percepiamo ogni cosa. In effetti, i cinque elementi che ci contengono e che ci danno vita, non percepiscono nulla. Il fuoco non ci sorride quando ci scaldiamo, sorride la nostra mente per il piacevole tepore che prova il corpo, e così è per gli altri elementi. E quindi, a meno che nel corpo non vi sia una mente pensante, nemmeno il corpo percepirebbe nulla. Allo stesso tempo, nemmeno i nostri cinque sensi percepiscono qualcosa. Perché se dietro di essi non vi fosse una mente, non percepirebbero nulla. Così si realizza che senza una mente, l’intero mondo, l’intero universo, sarebbe del tutto vuoto, o meglio, non essendoci nulla che lo percepisce potrebbe esistere e non esistere perché nulla starebbe a stabilire tutto questo. Potrebbe esistere la materia, ma la materia non conosce, è conosciuta solo da una mente. Quindi risulta che c’è solo una cosa più importante della mente ed è la Natura della Mente, la natura del Buddha. Tutti gli esseri senzienti, insegna il Dharma, hanno la natura del Buddha. In tutti gli esseri senzienti, anche il più piccolo. Questa Natura è in ognuno nella stessa qualità e quantità. Il Buddha non ha qualità di buddhità o quantità superiore a nessun essere senziente. La Natura di Buddha è identica in tutti gli esseri senzienti. Questo concetto è duro da comprendere, ma questo viene insegnato nel Dharma. La differenza la fa la mente dell’essere, la mente pensante, la mente che si regge sul pensiero dualistico. Ogni differenza da questo stato è dato dalla nostra capacità di essere vicini o distanti dalla nostra reale Natura. Più ne siamo lontani, più viviamo vite che ci appaiono povere, sia di spirito che di materialità. Più siamo vincolati al dualismo più siamo lontani dalla nostra Natura. La meditazione deve portare a comprendere la nostra Natura, serve per questo. Non si può comprenderla subito, perché come scrivevo in precedenti post, dobbiamo prima liberare la mente ed il karma che ci impedisce di sperimentarla, ma questa è la via per aprici alla buddhità.

 

 

 

 

 

Il karma della mente


 

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Se volessimo fare delle buone esperienze nella meditazione, dovremmo cominciare col comprendere che il nostro stato interiore, è legato alle nostre azioni esteriori ed ai nostri pensieri. Non si può meditare veramente se non correggiamo i nostri imperfetti comportamenti. Qui non sto parlando di imperfetti comportamenti contrapposti a perfetti comportamenti, simili a quelli di un Buddha, ma sto parlando dei comportamenti etici che viviamo o non viviamo nella nostra vita normale. Un atteggiamento etico negativo nella vita, ci può impedire di entrare in meditazione per mesi o anni. Finché non abbiamo chiaro il concetto di etica, di moralità, saremo prigionieri dei nostri pensieri. C’è uno stretto legame tra l’etica ed il nostro spirito. Se vogliamo essere persone spirituali, dobbiamo conoscerci e scoprire quali sono le nostre credenze. Se scopriamo questo, possiamo anche vedere che tra di esse ve ne sono alcune che appaiono etiche mentre in realtà non lo sono. Un altro ostacolo è il pensare che tutto ciò che facciamo per la meditazione o per il Buddha, sia comunque cosa buona e giusta. Anche qui giochiamo con una specie di filosofia ‘costruita ad hoc’ dalla nostra mente che ci fa accettare cose che invece sono da evitare.  Spesso parliamo o leggiamo di karma, di influenze del karma, ma raramente avviciniamo il karma ai pensieri. Per lo più pensiamo che riguardi ciò che ci accade, l’esterno o il modo con cui ci accadono le cose. Ma il karma è anche nella nostra mente, nei nostri pensieri. Lega i nostri pensieri ad un modo stabilito, schematico, controllabile e comprensibile attraverso la logica della sua struttura. Il karma dei pensieri è molto più sottile del karma materiale, perché non vedendolo, non lo pensiamo esistente. Questi tipo di karma è quello che ci fa sorridere quando non vorremmo, ci fa pensare quando non vorremmo, ci fa dire cose che non dovremmo dire. Si considera tutto questo come ignoranza, o incapacità di comunicare qualcosa, mentre invece è proprio una struttura karmica, un modo sistema costruito da nostre azioni precedenti. Abbiamo appreso attraverso le esperienze a pensare in questo modo, e consideriamo questo modo perfettamente funzionante. Ma i nostri pensieri non avvengono per nostra scelta cosciente, avvengono per marcate caratteristiche karmiche, e se non apprendiamo come funzionano, non possiamo liberarcene. Agisce con le stesse modalità del karma materiale, ma è più sottile, perché essendo pensieri, nascono e ci gestiscono con una certa forza, convincendoci che noi sappiamo bene cosa stiamo pensando e cosa stiamo facendo. Ecco però, che in aiuto ci viene la purificazione. Mantra e visualizzazioni. Sono due mezzi potenti per spezzare il karma della mente. E’ necessario quindi farsi dare iniziazioni di Mantra e di visualizzazioni da un Maestro qualificato, affinché anche il karma dei pensieri sia eliminato.

 

 

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