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Vuoto e Vacuità


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Una delle parole che fanno parte di un comunicare diverso è ‘vuoto’. C’è sempre in noi, si dice, una marea di pensieri che non ci permettono di rilassarci, di trovare un attimo di respiro senza nulla pensare. Questa parola è causa di molte interpretazioni errate. Quando di qualcosa si dice ‘vuoto’ significa che non vi è nulla se non l’aria che la completa, se è parte di materia. Questa parola è associata a uno stato mentale. Si dice che la meditazione, per essere efficace, deve raggiungere lo stato di vuoto. Così, chi vuole sperimentare questo stato, lotta, anche se con calma, contro i pensieri, fino al punto di creare questo vuoto. Una volta realizzato lo stato, si rimane in assenza di pensieri, e si ottiene ciò che si stava cercando, cioè il vuoto. Nessun pensiero, nessuna sensazione, nessun disturbo, nessun movimento. In questo momento, si è diventati un pezzo di legno secco, caduto da un albero. Quindi lo scopo della meditazione è di diventare un pezzo di legno? Un’esortazione di un maestro a un discepolo recita proprio così: Lasciati andare come un pezzo di legno secco.

Ma la meditazione non è diventare un pezzo di legno, non è acquisire questo stato di vuoto. La traduzione corretta dello stato meditativo è ‘vacuità’.

La vacuità non è vuoto. E’ non-presenza. Non presenza di attenzione a ciò che accade nella mente. La vacuità è uno stato di leggerezza del contenitore dei pensieri. E’ uno stato d’indefinibilità dei processi mentali e degli attaccamenti che ne derivano. Che ci siano pensieri o meno non ha alcuna importanza. L’attenzione acuta che permette ai processi mentali di essere seguiti, è rilassata. Non c’è interesse a ciò che accade, si rimane in uno stato di vacuità dove vi è un flusso di vacuità. Non qualcosa che esiste o non esiste, non ha importanza. In questo stato si amplia la coscienza di sé. Avviene spontaneamente, perché abbiamo realizzato uno stato di calma mentale e di vacuità. Si dice che l’unione di vacuità e compassione, producano saggezza. Ma questa compassione non è da ricercare, deve emergere spontanea in questo stato. Non si chiede di essere buoni o di non esserlo. La vacuità permette il sorgere di compassione. Il vuoto permette il sorgere d’ignoranza. La differenza è difficile da percepire, ma finché non si percepisce questo stato, si continuerà a vagare nel vuoto.

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Adesso, meditazione!


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 Ci sediamo sul nostro cuscino e respiriamo lentamente…                                                                                                                           Quando si pensa, durante la meditazione, i pensieri diventano più solidi. Accade che quando li osserviamo, emergono in numero maggiore, e se proviamo a farli indietreggiare, si solidificano. A volte diventano frasi che si ripetono, a volte sono dialoghi che non hanno fine, oppure si fermano e diventano suoni, motivetti, canzoncine vaghe. Altre volte appare come una specie di  nube semilucida che ci cattura, e ci sembra che da un momento all’altro si espanda, illuminando la nostra intera mente. Così rimaniamo in attesa, quasi col fiato sospeso in attesa di un grande evento. Alte volte ancora, ci troviamo in uno stato senza pensieri, ma con la sensazione di non fare nulla di utile, come se ci serva qualcosa in più, forse una nuova iniziazione, oppure una  peak esperience che ci dia un impulso ad uscire da quello stato che sa di noia. Capita anche di sentirsi piuttosto enfatici, e di visualizzare una icona che ci piace, lanciando su di essa tutte le nostre buone intenzioni. Ci troviamo anche invischiati in super conversazioni filosofiche con noi stessi nel tentativo di capire concetti ed insegnamenti che emergono dalla nostra mente, spesso senza riuscire nemmeno a capirne il senso superficiale, ma consci che quella è la giusta via. Accade anche che dopo qualche minuto che siamo seduti, comprendiamo subito che siamo li a far niente, e che ci conviene alzarci e farci un tè o un caffè che forse è meglio. Il contatto con l’esperienza della meditazione è un argomento imponente, che coinvolge tutto il nostro essere, e quindi c’è anche il corpo che ogni tanto si lamenta e ci costringe alla distrazione. Alla fine, è chiaro che l’unica cosa che sappiamo fare bene durante la meditazione, è distrarci con qualcosa che abbia almeno un po’ del senso della diversità dallo stato normale, se questo accade, siamo sicuri di aver fatto una buona meditazione. In genere ci rialziamo soddisfatti e ci complimentiamo con noi stessi per l’ottima sessione. In realtà abbiamo passato una mezzoretta in compagnia di noi stessi, ma non abbiamo ancora compreso cosa sia la meditazione. La soluzione per comprenderlo però, è corretta. Solo provando e riprovando, mettendo la nostra mente in queste situazione, che possiamo scoprire cosa si nasconde dietro la parola meditazione. Se ogni volta che proviamo non vediamo Buddha volanti o luci sfavillanti, o paradisi dei Buddha o anche il nostro amato maestro,  ci arrendiamo, non lo scopriremo mai. Purtroppo, alla base di tutto c’è la pigrizia, il senso di stare a perdere tempo che ci indica vie più facili. La mente è astuta più delle nostre stesse credenze.

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