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Fare


 

Orto Sinergico

Orto Sinergico

Con l’arrivo del bel tempo, recupero molte cose che non ho potuto fare in precedenza.

Sarò meno presente sul blog, fin quando le cose da fare non saranno fatte.

Più analizzo, più vedo cose da fare…

sarà meglio che cominci a fare che solo guardare, non fà..

🙂

Alta sorgente


Con il bel tempo, ieri, sono riuscito a salire fin su,

ad una sorgente,

che per arrivarci devo attraversare un ruscello che spesso non si fa attraversare.

Ho dovuto aspettare che l’acqua diminuisse il tanto da non doverci mettere dentro i piedi,

ma alla fine ci sono riuscito.

Riempiendo le scarpe di acqua.

 

Uomo e animale – R. Tagore


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Spesso mi chiedo dove si celino

le origini della socievolezza

tra l’uomo e gli animali,

il cui cuore non conosce

un linguaggio parlato.

In quale paradiso primitivo,

in un’alba remota della creazione,

esisteva la via semplice

deve i loro cuori s’incontravano?

Le tracce dei loro passi non sono cancellate,

benché la loro affinità sia da lungo tempo

dimenticata.

Ma all’improvviso, con una musica senza parole,

il ricordo incerto si desta,

e l’animale guarda in viso all’uomo

con tenera fiducia,

e l’uomo guarda negli occhi 

con affetto sincero.

Sembra quasi che i due amici

s’incontrino mascherati,

e che vagamente

si riconoscano

così travestiti.

R. Tagore

Foglie secche


 

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E allora rendiamo il tempo che rubiamo all’eternità. Ci raccogliamo come secche foglie attorno al tronco delle nostre esperienze, senza pensare che un attimo di esistenza si è consumato dietro un rincorrere di speranze senza senso. Coinvolti in un mare di credenze, cerchiamo di dare un senso al nostro respirare, senza accorgerci che ogni respiro è parte di un infinito e di una eternità che non raccoglie masserizie per il lungo inverno. Quando il freddo ci accompagna al fuoco, ci manca amore, quando la sete ci accompagna alla fonte, ci manca compassione. Ogni cosa si mischia con il nostro senso di tempo, e ci porta a compiere azioni senza fine, finché un giorno siamo dinanzi ad essa. Nulla finisce. Ce lo dicono i Saggi, ma termina per noi oscuri viandanti, la cognizione di essere qualcosa oltre le nostre credenze. E allora rendiamo il tempo all’eternità, che non ne ha alcun bisogno. Siamo capaci di pensare di cavalcare un’onda, e questa esistenza appare in questo modo illusorio, ma l’onda è giù, è già Oceano. Piccoli frammenti di acqua scagliati nei cieli delle nostre fantasie. E ci leghiamo al tempo che ci serve per essere sbalzati in aria e per ritornare Oceano. Ecco, questo mi appare tempo, e non altro. Meticolosamente abbiamo appreso a dargli misura, ed in essa agire come se il tempo esistesse di per sé. Se il tempo esistesse potrei comprarne un po’, se fosse materia potrei riempirne un barattolo, ma dov’è il tempo se non nel comprendere che è qualcosa che buttiamo via? Vecchie e nuove credenze ci coinvolgono e ci sconvolgono, aggrappandosi alla nostra illusorietà e facendoci vedere città invece che sabbia.  Ma va bene la città, va bene l’illusione, ci appare come qualcosa. Il vuoto, il senso del non-qualcosa, non lo comprendiamo. Forse avendo altro tempo… illusioni. Se non riusciamo a liberarci dalle nostre credenze, il tempo è padrone. Prigionieri di noi stessi. Prigioni create per noi da altri che hanno più illusioni di noi.  Ce le vendono, ce le regalano, sono prigioni che hanno qualcosa che brilla, come l’oro, ma ormai dovremmo sapere che si tratta sempre e solo di illusioni.  Le nostre credenze sono dure a morire, più dure della stessa morte che accoglierà questo corpo. Avrà un bel da fare per dimostrami, quando sarà il tempo, che anche io sono morto. E per convincermi, dovrà dimostrarmelo senza tempo.

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